back in time

l’altro giorno per allenarmi ad usare lo scanner passavo al pc vecchie foto mie, foto risalenti a quando avevo 20 anni ero magra spregiudicata e affamata di vita.

poi, al solito mio , mentre lo scanner passava e ripassava sempre sulla stessa foto mi sono bloccata a pensare.

sono malata di ricordi, si lo so, sono una che con gli amici di sempre perderebbe ore a riesumare storielle passate, avvenimenti accaduti e dimenticati, momenti esilaranti che a pensarci ora fanno ridere di meno.

persa nei miei pensieri vintage mi sono resa conto di quanto fossi felice a 20anni, avevo appena iniziato l’università, sentivo di poter diventare qualcuno, di voler incamerare quanta più cultura fosse possibile, ero magra e carina, spregiudicata come solo una ragazza che ha appena chiuso la dolorosa storia d’amore adolescenziale sa esserlo, facevo lavoretti del cazzo e avevo sempre soldi tra le mani, entravo in un negozio e compravo ciò che volevo, prendevo la macchina,  raccattavo amici e andavamo ovunque ci portasse il cuore e la benzina, non c’era bisogno di appuntamenti,

ci vediamo domani? no domani non posso nessuno mi tiene il bambino, allora lunedi? ma sei pazza di lavorante???

tutto questo non c’era, c’era solo il <ci vediamo domani qui al solito!>

eravamo ragazzi senza pesi sulle spalle, nessuno di noi faceva un 7e 30, nessuno di noi pensava ad emigrare per lavoro, nessuno di noi parlava di giorno lavorante o di problemi di figli, ne tantomeno di matrimonio.

i nostri pensieri erano solo cosa mettere per andare a ballare, chi avremmo limonato quella sera e quando i nostri genitori sarebbero partiti per fare una mega festa in stile film americano a casa.

mangiavamo schifezze a tutte le ore senza guardare i grassi saturi, facevamo le ore piccole senza cremina copri occhiaie, parlavamo di stronzate perché erano l’unica cosa che ci interessava e facevamo i fighi con nulla.

ora, dieci anni dopo , il gruppetto è ridotto ad una stretta minoranza, molti li abbiamo persi per strada, molti hanno fatto figli e si sono tagliati fuori, alcuni sono partiti per lavoro, altri non li saluti manco per strada e non ti ricordi nemmeno il perché, altri ce li hai su facebook solo in memoria dei vecchi tempi.

con le vecchie glorie quando ti ci incontri parli di tasse, di politica, di quegli argomenti da “vecchi” che a 20 anni avremmo schifato.

e spesso mi ritrovo a dire quanto ero felice a 20 anni.

ma è davvero così? ero felice a 20 ani e adesso non lo sono più? o quando ne farò 40 mi ricorderò di quanto ero felice a 30!?

ogni tappa della vita ha i suoi percorsi felici e quelli tortuosi  e questo sembra essere il periodo più difficile, altro che pubertà e adolescenza!

vuoi fare la ragazzina e ti chiamano signora, voi essere indipendente e il lavoro sembra scapparti dalle mani, se mangi ingrassi, se non ti muovi crolli come un budino, la cultura che tanto desideravi te la perdi assieme alla memoria, passi le giornate a lamentarti e a sprecare tempo , hai paura del futuro e odi il passato che ti ha fatto diventare quello che sei…ma sei davvero davvero così male? sei davvero così infelice?

allora dove le metti le cene con gli amici a raccontare cazzate fino alle due del mattino, dove le metti le uscite impreviste che ti regalano momenti spensierati , dove le metti le fughe in qualche paesino sperduto solo per farti un fine settimana, dove lo metti l’orgoglio di aver comprato il tuo primo servizio di bicchieri da margaritas per una eventuale casa che un giorno avrai, e la felicità di avere una relazione stabile anziché correre dietro ai pischelli che ti facevano soffrire? e la felicità di avere capito finalmente chi sei e cosa vuoi? e le partite alla wii per sentirti meno vecchia? e l’andare a teatro per sentirti più acculturata? e il confrontarti con gente diversa, non con ragazzini omologati monopensiero.

e il farti una canna seguita da una cotoletta fredda di frigo lasciando basiti gli amici che ti facevano maestrina perbenista del cazzo? anche a 30 anni puoi essere felice, perché la felicità si nasconde dietro alle piccole cose  e noi superficiali, crediamo che invece ci debba comparire davanti con fulmini , saette,  fuochi d’artificio e rulli di tamburi.

la felicità è il gatto che non mi piscia più sul divano, è il salire per tre rampe di scale il fardello d’acqua, è il mio migliore amico che mi abbraccia, e il mio partner che ancora mi dice che mi ama la mattina quando si alza e la sera prima di addormentarsi, la felicità è quel libro che divori in un giorno, è la pioggia che finisce e ti consente di mettere il vestito chiaro per l’ultima volta.

 

 

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Informazioni su Emily Dickinside

un diamante dalle mille sfaccettature
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Una risposta a back in time

  1. Emily Dickinside ha detto:

    L’ha ribloggato su forsehopersolechiavie ha commentato:

    ririblog

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