Transfert

Soffro di una bruttissima malattia, non rara ma assai grave. Si chiama transfert.
Tutto quello che leggo,sento,vedo lo faccio mio, credo diventi parte di me e vivo male e quando capisco che quella storia, quella fortuna, quell’accadimento non sia parte della mia vita.
La cosa che più mi fa ammalare però sono le cose che scrivo.
Quando scrivo divento tutti i protagonisti, entro nella storia, non solo la scrivo ma la vivo, la devo fare mia, devo sentirmi lei, lui, devo provare dolore, sentimenti, paure. Quando stacco dalla storia subisco un trauma fortissimo, sento la separazione dai personaggi come se lasciassi i miei amici nel bel mezzo della festa. se scrivo un momento erotico resto eccitata, se è una parte rabbiosa litigo con chiunque perché mi porto dentro l’ira appena descritta o le lacrime dei protagonisti e se racconto una storia bella di amore, felicità e sorrisi, poi li pretendo anche nella vita reale e quando non li ricevo ho una forte delusione. Quando cerco nella vita reale ciò che ho messo su carta e mi rendo conto della differenza, resto male, vuota, insoddisfatta.
Scrivere mi aiuta a vivere ciò che non mi succede nella vita vera ma mi rapisce in tal modo da farmela odiare poi la mia vita normale e banale. Conoscete una cura per il transfert? Perché ho vissuto tante di quelle vite che ho perso la mia

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Informazioni su Emily Dickinside

un diamante dalle mille sfaccettature
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