La verità è che non gli piaci abbastanza

Ogni tanto mi rendo conto di essere diventato troppo vecchio o troppo cinico, o forse troppo trasgressivo nell’essere convinto che in fondo le cose speciali siano semplici.

Mi spiego meglio

Mi riferisco, in particolare, a questa cosa (non saprei come definirla altrimenti) del “non mi sento pronto/a”, “non voglio impegnarmi”, riferito ad una relazione sentimentale.
Allora io mi domando: pronto/a per cosa?
Non stiamo parlando di un esame universitario. Non si sta chiedendo di partire volontari per andare a combattere i talebani armati di vino rosso e salsiccie alla brace. Non si tratta di regalare i propri averi per dedicarsi all’ascetismo in Tibet. Stiamo parlando di sentimenti, di emozioni. E le emozioni, per quanto complesse e coinvolgenti (e sconvolgenti) sono semplici.
Ci si incontra, ci si conosce, ci si frequenta. E lo si fa finché se ne ha voglia, finché si prova il piacere di farlo, finché si sente quell’impazienza in attesa del nuovo incontro.
Quando quell’emozione non c’è, o non c’è più, semplicemente ci si ferma, ci si saluta (nel modo più civile possibile, se ci si riesce) e si passa oltre.
Nella mia, ormai desueta, semplicità il “non me la sento di impegnarmi” significa solo “non è con TE che voglio impegnarmi”.
“Ci ho provato (forse), mi sono dato la possibilità di creare qualcosa (forse), ho fatto del mio meglio (forse), ma non è scattata la scintilla. Non sei tu quello/a di cui ho bisogno e voglia”.
Non è facile ma è semplice. Non è nemmeno bello sentirselo dire (ma anche dirlo è tutto fuorché piacevole), ma è semplice.
Certo, tutti abbiamo un passato, e tutti abbiamo delle ferite profonde che scegliamo se mostrare con orgoglio oppure tenerle ben nascoste dentro. Quel passato e quelle ferite ci hanno permesso (o costretto) di diventare quello che siamo, con annesso bagaglio di frustrazioni e paure.
Col tempo ci siamo cuciti addosso non solo una corazza, ma anche un bel castello con tanto di ponte levatoio, fossato con i coccodrilli e occasionalmente anche qualche drago pronto a sputare fuoco.
E ci rintaniamo lì, come una principessa delle fiabe, maledicendo il destino cinico e baro perché ancora non ci ha inviato un cavaliere in scintillante armatura che venga a salvarci. Ma a questo punto diciamoci le cose con onestà (almeno a noi stessi). Di quando in quando un cavaliere passa cercando di entrare. Siamo noi a non avere la voglia di uscire.
Il punto è proprio questo. Quel “non voglio legarmi”, il “non mi sento pronto” non significano altro che quel cavaliere che sta combattendo il drago non è il cavaliere che vogliamo. Può anche polverizzare il drago, presentarsi con borsette e stivali e cinture di pelle dei coccodrilli che ha sterminato nel fossato. Abbattere il portone e ricoprire la strada che lo separa dalle vostre stanze di petali di rose. Aspettare il nostro arrivo con un’orchestra sinfonica stile “concerto di capodanno a Vienna”. Ma noi non ci muoveremmo da lì.
Perché non è la persona che vogliamo venga a prenderci, è semplice. Quando si trova la persona giusta, quella che stimola, intriga, scuote, ce ne freghiamo degli ostacoli e scendiamo in strada anche in ciabatte e pigiama. Se non lo facciamo non è perché “non ci sentiamo pronti”, ma perché non abbiamo voglia di farlo, è semplice.
Ci si può anche continuare ad illudere da ambo le parti che, perseverando, con pazienza e determinazione, le cose possano cambiare in meglio, ma per la maggior parte dei casi è, appunto, un’illusione. Una dannosa e inutile illusione.
Ciò non significa non combattere per qualcosa (o qualcuno) che si considera importante. Ma doverlo fare fin dal primo istante, dover convincere un altro/a a fare qualcosa che dovrebbe essere istintivo e incontrollabile, oltre che spontaneo, mi sembra il peggior modo di iniziare una storia. Oltretutto, con quale stato d’animo vivremmo una storia che sappiamo essere stata costruita e alimentata esclusivamente da noi? In una relazione sana e appagante i ruoli sono due, e non possiamo interpretarli entrambi.
Non esistono colpe. Non è colpa nostra nel non essere interessante agli occhi dell’altro/a, non è colpa dell’altro/a se non è interessato/a. Non è colpa delle congiunzioni astrali o degli allineamenti planetari sfavorevoli se non scocca la scintilla.
La verità è un’altra, “la verità è che non gli piaci abbastanza”, è semplice.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in istruzioni per l'uso. Contrassegna il permalink.

6 risposte a La verità è che non gli piaci abbastanza

  1. occhioniblu ha detto:

    Mi è bastato leggere come tua descrizione “antropologicamente scorretto!” per rimanere intrigata da questo blog… e credo di non aver sbagliato 🙂

    • Pensieri Liberi ha detto:

      lo vuoi sapere un segreto? 😉 questo articolo l’ho scritto io, che sono solo l’amministratore del blog che ogni tanto contribuisce con qualcosa. La titolare (anche della descrizione del blog) è la “easylady” che ha scritto la maggior parte delle cose 🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...