Protesi

L’altro giorno mi sono ritrovata a guardare un calendario di maschi americani.
Belli unti e muscolosi.
E fin qui nulla di male. L’unica cosa che avevano di diverso erano le protesi.
Erano ex militari mutilati in guerra che si mostravano adamitici con e senza protesi.
Mi è saltato in testa di fare un sondaggio tra amiche.
Alcune li trovavano affascinanti.
Altre coraggiosi.
Altre ancora non li avrebbero scelti ma se fosse toccato ai loro uomini li avrebbero amati comunque.
Ho perfino chiesto il parere di un amico militare che come me non ha gradito questa futile ostentazione che a mio avviso non aveva nulla di coraggioso ne emozionante.
Ma forse piuttosto raccapricciante.
Ecco io lo dico, li ho trovati terrificanti.
Ditemi quello che volete, criticatemi, datemi della superficiale, di quella che difende le ragazze in carne ma impallidisce davanti a degli uomini senza gambe.
Si!
Punitemi pure.
Io non so se nella mia vita potessi riuscire ad andare a letto o avere una vita assieme ad un uomo a cui manca qualcosa.
Sia per i problemi psicologici che ne derivano sia per la vera e propria mancanza fisica.
Nella mia vita ho avuto così tante carenze, così tante storie strane, così tante lotte, così tante persone “diverse” che ciò che più chiedo adesso è la normalità, tranquillità, quasi monotonia.
Per la me socialmente accettata ci vuole una persona semplice e completa.
Per la me scrittrice va bene anche il “diverso”, il freak, il coraggio di una carenza, la difficoltà. Ma adesso la me scrittrice è già soddisfatta.
Mi spiace davvero ma per quanto siamo uomini meravigliosi, coraggiosi e sensuali, non potrò mai farcela.
Scusate. Divento sempre più onesta con la vecchiaia.

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un diamante dalle mille sfaccettature
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24 risposte a Protesi

  1. Silvia ha detto:

    La sincerità è sempre un pregio, indipendentemente dal fatto che si possa essere d’accordo o no 🙂

  2. ysingrinus ha detto:

    Al di là della forza di amare chiunque, il rischio di veicolare il messaggio che perdere una parte del proprio corpo in guerra, o peggio ancora fuori da uno scontro bellico, sia bello ed affascinante è molto alto e, a mio avviso, molto sbagliato.

  3. filosofiasessuale ha detto:

    Minchia non è facile per niente. Però pensa a quanti uomini hai conosciuto a cui manca la testa, quella superiore intendo.
    Vado a confessarmi che è l’ora del Vespro.

  4. Gigi Atene ha detto:

    Ecco, appoggio questo punto di vista (quello di ysingrinus)… anzi, siccome sono perfido, ho l’impressione che fosse una mossa per rendere “gradevole” l’idea che “guerra/violenza/mutilazioni siano cose affascinanti… ma io sono perfido, appunto!

  5. colpoditacco ha detto:

    Beh io preferisco un uomo senza un braccio che senza palle

  6. frank ha detto:

    Al di là del risultato (che può certo essere discutibile e fuorviante) si tratta di un modo per dire: esistiamo ancora! Perchè la Patria ha sete di vincitori o martiri..non di sopravvissuti, di mutilati, storpi e mentalmente instabili o malati di cancro per l’esposizione alle loro stesse radiazioni. Molti di loro non potranno mai più avere una compagnia, un figlio, una famiglia. Altri non potranno neppure soddisfare fisicamente una donn, avere amici, un lavoro, o la semplice quanto magra consolazione della riconoscenza da parte del loro paese. Lasciandogli un po’ di spazio in questo mondo che li vorrebbe seppelliti nel deserto, piuttosto che nelle loro case, insonni e disperati, testimonianza dell’orrore immane della guerra. Lasciandogli un po’ di voce si sentiranno meno spazzatura, meno sciacquatura di piatti. Apprezzò infinitamente la tua sinceritá, servono le palle. Magari le persone fossero cosí dirette e oneste.

    • Renato Gentile ha detto:

      Un bel commento Frank; hai trovato il taglio perfetto. Grazie.

      • Frank ha detto:

        guarda mi è balzata in mente una vecchia intervista ad un soldato, reduce dal Kosovo vista anni fa (non so che canale fosse – non era Studio Aperto, ma nemmeno Rai Nettuno!); forse un caporalmaggiore, italiano, intervistato nella sua silenziosa dimora, vestito in alta uniforme, seduto su una carrozzina a rotelle semi-nascosta, se non ricordo male, dietro ad una grande scrivania. Le sue parole erano cariche di amarezza e di un desolato senso di abbandono. Parlava con grande dignità dei suoi sogni infranti, della famiglia che non avrebbe mai potuto avere – lui che desiderava esser padre – e della propria vita appesa ad un filo che, solo Dio lo sa, chissà quanto sarebbe durata ancora ( a causa dell’esafluoruro di uranio (cortesia degli USA). Brividi.

    • Emily Dickinside ha detto:

      Hai ragione. Ragionissima

      • Renato Gentile ha detto:

        Agghiacciante testimonianza. In questi frangenti penso a quanta gente si senta disperata, angosciata ed infelice se perde il cellulare, o non “ha campo” o gli si è scaricata la pila. Rifletto e non posso far altro che ripetere quanto bella sia la vita a prescindere da tutto ciò che non serve e che ci sembra indispensabile; come un seno “rifatto” o la borsa di marca.
        Beh, forse stiamo divagando ma il tema non era cosa da poco. E, per ciò che mi riguarda, è giusto non girare la testa, ogni tanto, e soffermarci a guardare altri aspetti della vita.
        Grazie.

      • Emily Dickinside ha detto:

        Io infatti mi sento molto superficiale per certi aspetti…

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