Dighe e mostri

Sapevi che sarebbe successo ma lo stavi evitando, accumulavi e riempivi ma non volevi farci caso, stratificavi e sopportavi ma tutto quel movimento eri convinta ti servisse. Continuavi a riempirti come una bulimica, in attesa di vomitare tutto. Continuavi a fare cose per non vedere, non sentire, non respirare, non fermarti a pensare, a sentire tutto quel dolore. Quel dolore che è diventato un mostro in salotto che aspetta solo che tu vada ad affrontarlo. Ma tu in salotto ci entri solo accompagnata, solo con la musica alta, solo per pulire. Il mostro però non scompare. È lì e ti dice che stai solo perdendo tempo. Il mostro aggiunge anche che quelli che ti ha vista scopare hanno solo riempito buchi e non vuoti. Il mostro ti dice che prima resti sola con lui e meglio ti sentirai. Tu invece lo ignori. Preferisci aspettare qualcuno che arrivi a cacciarlo via quel mostro, a rimetterlo sotto il tappeto dove stava prima. Facile vero quando la tua merda se la deve pulire qualcun altro? Invece è tua e te la devi gestire tu perché solo così diventi grande e forte no? Da piccoli ci toccava mangiare il passato di spinaci, da grandi affrontare quelle paure. Quelle dalle quali scappi riempiendo la vita di cose e persone, quelle per cui fai fatica a restare da sola, quelle per cui ti pizzicano gli occhi pieni di lacrime.

Intanto la tua diga si è riempita, non l’hai mai svuotata, non hai mai pulito i filtri, i depuratori, nulla. La tua diga ha rotto gli argini, non di schianto ma una crepa alla volta e ora l’acqua esce. Esce e ti sta bagnando i piedi, le caviglie, i polpacci e ora ci devi fare i conti. E hai voglia a nuotare, provare a galleggiare, sai già che ci annegherai, l’acqua ti sommergerà e dovrai imparare ad affondare. Per poi tornare a galla da sola. E una volta che avrai fatto i conti con tutto quello dentro il quale stai nuotando forse, ti sarai fortificata, forse ne uscirai palmata, piumata, con le branchie, chi lo sa. Forse addirittura più fragile, chiusa e depressa ma tanto sta succedendo ora, mentre tu lo scrivi, la tua vita si sta riempiendo di acqua torbida e triste che avevi accumulato negli anni. Affrontala. Tutti dicono che lo devi fare. Che devi vivere di merda, stare di merda, agire di merda e diventare di merda. Che devi proteggerti e volerti bene. La tua diga è straripata, hai solo da sperare di avere buoni polmoni.

Il tuo mostro ti aspetta, se ci parli vedrai che non è così male. Affrontalo, è la cosa migliore che puoi fare.

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Faraona e cosce di pollo

Io e F. decidiamo di fare un trekking tra amici, all’ultimo si aggiunge un ragazzone. Una specie di colosso che una spalla sua avvolgeva serenamente me e F. Per tutto il tragitto lui sta davanti a noi e ci permette così di osservare quel culo marmoreo tanto duro che neppure si muove, a differenza di noi due che sembriamo due budini che rotolano nella fanghiglia, lui è solido come una roccia. E ha pure quel petto tronfio e possente che ti venire in mente una di quelle galline faraona che vedi imballate al supermercato. Le vedi al banco, gonfie e succulente, sode, intere e ti viene già fame solo al pensiero di immaginarla glassata e croccante.

MA….

MA….

Non la comprerai mai.

E non è solo per il prezzo, non è solo per il fatto che non l’hai mai cucinata e rischi di sbagliare ricetta.

È che lì accanto ci sono delle comode, economiche, fedeli e senza pretese, ali di pollo.

E tu prendi le ali di pollo, perché le hai sempre prese, perché ti sembrano più adatte a te, perché dovrebbero avere un costo inferiore, perché sono pratiche, le senti più tue. Sì, ti sei un po’ rotta di quelle fottute ali di pollo eppure ci caschi sempre. Ti piaciucchiano, le scegli, lo fai quasi per abitudine o perché pensi che quello ti toccano e quelle ti meriti.

Fottute ali di pollo. Che cucinerai male e in maniera svogliata. Ecco, puoi avere tutte le dannate faraone di questo mondo ma il tuo atteggiamento ti porterà sempre a prenderti le ali di pollo e sai che c’è? Che sto cazzo di pollo non solo ma sa di nulla, ti sta perfino intossicando.

DIVENTA VEGANA PER DIO, NON VEDI QUANTO MALE TI FA QUESTA CARNE? DIVENTA VEGANA. APPREZZA LA MANCANZA DELLA CARNE, RICORDA IL SUO SAPORE, TROVA DEI SOSTITUTI INNOVATIVI. MA BASTA PENSARE CHE NON MERITI UNA DANNATA FARAONA

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Mister too Big

Circa sei anni fa, se non erro, scrissi un post con la preghierina che tutte le donne rivolgono a cupido prima di andare a letto con un uomo: oh santo patrono dell’amore, fai che non ce l’abbia piccolo, che non sia un minipene.

Ecco, mi sa che sto giro ci ha ascoltate. Ci ha ascoltate troppo. Come se tutte le richieste fossero finite in spam e poi di botto le abbia lette e si fosse applicato. Applicato tanto, tutto sullo stesso uomo.

Ecco che sta volta quando lui si spoglia, tu strabuzzi gli occhi e per un istante, ti prende un colpo. Ti senti come Samantha Jones in sex and the city quando, per rilassarsi ed accogliere tra le gambe un caso simile, inzia a farsi le canne. Ecco, sia il caso che di erba ne fossimo sprovvisti e che non c’è nessuna scena da girare ma solo cruda realtà.

Allora si passa all’autoconvincimento: se da lì ci esce un figlio, ci può entrare un cazzo. Del resto la vagina è elastica, no?

Ed invece non ci entra, non passa, bloccato all’ingresso come un camion sotto un ponte troppo basso. Giustamente non sai che fare, come prenderlo, come gestirlo,come introdurlo. Il fastidio supera il piacere ma non vuoi arrenderti né tantomeno diventare un corridoio dove lanciare i salami. Non sai letteralmente cosa fare, speri che lui sia conscio, che essendo possessore dell’attrezzo, lo sappia manovrare ma ti rendi conto che è tosta anche per lui e rimanete li. Li fermi, tu con la carogna addosso e lui infoiato-bloccato ed è questo il momento in cui il tuo subconscio si prende gioco di te e ti fa intonare la canzoncina di Cremonini c’è qualcosa di grande tra di noi

Ma una gioia quando?

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Se è fidanzato è meglio

No! Non saltatemi agli occhi, non è ciò che avete immaginato. Nessuna vuole rovinare famiglie. Con la mia amica sta settimana discutevamo di quanto siano nettamente migliori le prestazioni sessuali di un uomo che è stato a lungo fidanzato.

Ebbene sì, tutti bravi a collezionare donne da una botta e via, donne che non dovendovi rivedere, non si prendono la briga di dirvi che una cosa la fai bene e una la fai male. Ma è nella lunga relazione (bastano anche solo sei mesi/ un anno eh) che si forma l’uomo.

Perché deve imparare a dare piacere costante ad una persona, capirsi quando sta con lei e capirla. Scoprire i suoi punti nevralgici, innovarsi, sperimentare. Notare se ci sono cambiamenti positivi o meno. Prendersi anche degli appunti negativi e migliorare, mettersi in gioco insomma. Provare e riprovare con la stessa donna fino a trovare il giusto equilibrio.

Certo poi la donna cambia e cambia anche il modo di fare, cambiano i tempi e la sessualità però almeno ha imparato ad ascoltare a lungo un corpo che non è il suo e si rimetterà in gioco sperando di avere già al suo arco, qualche freccia utile.

Ovviamente lo stesso vale per le donne, checché se ne dica, la donna che ha accumulato esperienza con più uomini, saprà ciò che vuole con sicumera e saprà cosa dare, modellandosi via via che l’uomo cambi.

Ovviamente con la vivida speranza che la relazione lunga che lui ha avuto sia stata proficua e non con una specie di Linda Blair e neppure con Maria Goretti.

Detto questo, ogni anno che passa mi rendo conto quanto sia difficile avere delle buone relazioni e delle sane scopate. Quando tutto dovrebbe essere più semplice, invece si complica.

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Fottiti biancaneve

Che si fottano tutte quelle principesse Disney che ci inculcano fin da piccole la ricerca spasmodica dell’amore eterno e perfetto. Che si fotta la società che ci impone una scadenza biologica e sociale per accasarsi. Si fottano i parenti che ti chiedono a che punto sei con la tua vita sentimentale, che lo dicono per te, eh, che mica ti vogliono sapere sola, che se scivoli e ti rompi un braccio non ti puoi manco fare lo shampoo, che da soli non si sta bene manco in paradiso.

Chi ha scritto che l’amore è una cosa facile? Che sia per tutti? Che tocca a tutti? E se la mia carta dell’amore me la fossi già giocata? Se il mio treno fosse già passato e non tornasse più? Inconcepibile vero? Ci dobbiamo affrettare invece a trovare uno che più o meno ci pigli e ci faccia stare più o meno bene. E ci dobbiamo affrettare perché i maschi stanno finendo e quelli che restano sono quelli strambi, sono quelli strambi che comunque sono ambiti e se non sono ambiti non sono interessati a noi. È una lotta all’ultimo sangue perché tutto quello che hai da fare nella tua vita non pare sufficiente neppure se tu salvassi bambini in fin di vita usando solo una graffetta, se non hai una persona accanto godi e vali solo a metà. È come se non ti bastassi, come se ti mancasse quella dannata mezza mela anche se nella tua vita hai trovato solo schifose prugne secche e ti sei via via più chiusa, più rimpicciolita. Anziché gonfiare il tuo ego e pensare che devi mettere prima te, ti sgonfi come un soufflé, diventi minima e cerchi l’ultima briciola per sfamarti dipendendo dagli altri più che mai. Non hai un tuo equilibrio hai bisogno di aggrapparti a qualcuno e nel frattempo non ti fidi di nessuno. Intanto attorno a te tutti hanno un compagno, pure quelli incompagnabili, tutti hanno seguito le orme di quelle fottute principesse Disney, solo tu non trovi nessuno che ti faccia ridere come una scema e ti faccia battere di nuovo il cuore. Perché lo vuoi, anche se hai paura, anche se hai tolto le batterie del meccanismo cardiaco, lo vuoi forse più per diventare come gli altri che per te stessa. Forse anche per te, forse boh. In ogni caso, porca troia.

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Le teorie del cazzo moscio

Parlavo con delle mie amiche e una di queste ci confessa di frequentare un tipo il cui membro non da soddisfazioni, un membro che non si erige al massimo della sua statura, che rimane un po’ a mezz’asta, insomma un cazzo gommoso che si affloscia spesso e non raggiunge mai il massimo del turgore. Lei è disperata perché il tipo le piace ma non può pensare ad una vita assieme ad un uomo con il cazzo a caramella mou.

A questo punto ci sentiamo di intervenire a turno: Magari lui si sentiva agitato perché tu eri troppo provocante per lui, troppo sensuale ed aggressiva e lui doveva mantenere una prestazione elevata e non ce l’ha fatta. Hai provato ad essere più coccolona?

Magari era il vino o il troppo desiderio di te, o magari eri un po’ asciutta? Hai provato ad aiutarlo?

Non è che invece eri un po’ sciatta? E lui non era sufficientemente eccitato? Hai provato a essere più sexy?

A questo punto lei sbotta, si alza, pianta le mani sul tavolo e ci urla: perché dovrebbe essere colpa mia? Che cazzo ne so se ero troppo o troppo poco, se ero frigida o infoiata, se ero di aiuto o meno! Non è sempre colpa della donna, non anche in questo. Il cazzo è loro e non se lo sanno neppure fare venire duro quando serve. Io sono io e ho fatto la mia parte! Hanno solo un dannato compito e falliscono anche in quello. Non ho intenzione di fare il sabato la troia e la domenica il pupazzo Trudy, mi deve scopare così, gli deve venire duro pure ai funerali altrimenti andasse a farsi controllare.

Siamo rimaste tutte mute, credo che anche i vicini di casa abbiano spento lamtv per sentire meglio e nel dubbio abbiano anche prenotato una visita dal proctologo.

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Insieme a te non fingo più…

Faccio outing. Lo ammetto. Alcune volte fingo l’orgasmo. Fingo che mi piaccia per sbrigarmi, fingo per non deludere quella persona, fingo perché sono educata e non so come tirarmi fuori dall’ impasse. Però sbaglio lo so, lo so e mi batto il petto. Fingere l’orgasmo non fa bene a noi (che ci resta poi la carogna e l’amaro in bocca) non fa bene a loro che forse capiscono lo stesso di essere stati una chiavica e non fa bene a quelle che verranno dopo.

Quindi chiedo scusa a tutte. Davvero. Perché per ogni uomo impedito a cui ho fatto credere che mi fornisse prestazioni da stallone, una donna dopo di me è uscita sconsolata.

Se noi non diciamo al maschietto che non ci sa fare, se non lo istruiamo, cazziamo, indichiamo, supportiamo, orientiamo ma ci limitiamo a fingere e poi a sparire, noi stiamo creando un mostro. Un uomo-mostro che è convinto di essere bravo a causa nostra, fomentato dai nostri finti ululati di godimento, quando invece il sesso non è cosa sua, quando dovrebbe darsi all’ippica, dovrebbe piuttosto fare dei corsi di recupero.

Ecco, questo uomo illuso dal nostro finto orgasmi, andrà in giro a trombare altre che, per amore di finire in fretta questa tortura medievale, fingeranno a loro volta aumentando l’ego dell’homo impeditus ancora di più.

E no! Basta! Ci vuole qualcuna coraggiosa che interrompa questa catena di disastri e dica: SENTI CICCIO, NON HAI NEPPURE LONTANAMENTE CAPITO DOVE SI TROVA LA CLITORIDE, NON HAI MINIMAMENTE IDEA DI COME USARE LE MANI CHE IL BUON DIO TI HA DATO NÉ TANTOMENO LA LINGUA E FIGURATI LA MINCHIA. FERMATI PRIMA DI LASCIARE ALTRE DONNE INSODDISFATTE E VIENI QUI CHE TI SPIEGO DUE COSETTE.

Ora, vorrei chiedere ai maschietti quanto possa essere umiliante ma utile una cosa del genere e alle femminucce vorrei chiedere…. Chi si offre per iniziare? Non fate le egoiste, non dite ‘si va be’ io fingo, lo smollo e poi ci pensa un’altra’, no eh, perché la ruota gira e prima o poi ve lo ritrovate un altro incapace.

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Camminare sulle uova

Da quando il maschio è diventato la nuova damina dell’Ottocento, delicato e cagionevole, pieno di dubbi e di spasimanti, a noi donne è finita a fare le equilibriste, a camminare sulle uova per evitare che, poverini, loro si mettano ansietta, si destabilizzino, si agitino. Perché dovete capire che, se superiamo i 30anni, secondo i maschi noi ci vogliamo accasare, li vogliamo incastrare, li vogliamo fottere. (Ed è così ma shhhhhh) Quindi passiamo i nostri primi mesi di relazioni a fare capire loro che non è così, che noi vogliamo una cosa facile, una relazione non relazione, una roba senza pretese, una conoscenza sommaria. Quando invece, se la relazione ci prende davvero, noi vorremmo dire e sentirci dire cose belle, emozionanti cose che ci fanno fare le capriole nello stomaco. Cose che fanno scendere la lacrimuccia e venire la risatina isterica, cose che ci fanno canticchiare, insomma cose che ci fanno sentire felici. Ed invece dobbiamo aspettare, aspettare il momento giusto ma giusto per chi? Per lui? Per preservarlo dalle nostre emozioni? Dobbiamo tergiversare, perdere tempo, fingere, fingere e ingoiare parole che gli vorremmo urlare, ingoiare fino a saziarcene, fino a riempirci la pancia di cose che vorremmo dire e sentirci dire, fare e vederci fare. E anziché vivere le nostre emozioni a pieno, farle esplodere come un fuoco d’artificio, rotolarci sopra come un biscotto nello zucchero, glissiamo, soffochiamo, facciamo buon viso a cattivo gioco. E quando capita che troviamo, anche se per poco, uno che ci fa essere noi stesse, siamo talmente cariche a molla che rischiamo di innamorarci di questo in 20 minuti e gli vomitiamo addosso tutte le cose che proviamo, forse pure esagerandole, sentendole il doppio se non il triplo per tutte le volte che le abbiamo soffocate. E lui ci lascia fare e ci stiamo così bene perché è quello che vogliamo. E ci incazziamo quando tutto finisce e dobbiamo cominciare a reprimere e mangiare pane e sentimenti.

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A Little strange story

Lui legge per me, sotto le coperte, siamo mezzi nudi, mi sono alzata a fare un tè, ero scalza e ora ho i piedi gelati, glieli piazzo addosso, si lamenta. Il gatto si sistema in mezzo a noi, riprende a leggere. Gli mordo un orecchio.- Dai smettila così non finisco il capitolo- mi dice. Mangio un pezzo di cioccolata, mi lamento della cellulite guardandomi le cosce. -cazzo dici che sei bella, anzi vieni qua che ti voglio-.

Non so che altro mi dice ma mi fa ridere. Rido sguaiata tenendomi la pancia, lui ride appresso a me. Siamo due scemi.

-Alexa metti Ludovico Einaudi- grido. Inizia nuvole bianche, lui la adora. Si mette sopra di me, le sue braccia non sono quelle di un avvenente palestrato sembrano più rametti di rosmarino, lo sfotto ma sono le sue e io ci pianto le unghie dentro mentre lui mi pianta gli occhi addosso.

-Prendimi ma non mi scombinare la piega- rido, odia quando glielo dico

-Tanto stasera non usciamo, voglio fare schifo con te a casa, ci vediamo tutti i film strappalacrime che non ti faccio vedere mai – e si mette le mie gambe sulle sue spalle.

-prendimi- gli ripeto. Sento le capriole nello stomaco, era da tanto che non stavo così. Vorrei tenerlo così per sempre ma so, per esperienza, che le cose durano quanto devono durare e ho sofferto troppo anche solo per sperarci. Sto imparando a sentire le emozioni. Mi piacciono, ci vado d’accordo ma certe volte la testa prende ancora il sopravvento. Cerco il tasto per spegnerla, lo trova lui.

-sali sopra di me, voglio sentirti venire- il gatto esce dalla stanza, ci stiamo muovendo troppo per i suoi gusti, la testata del letto sbatte contro la parete.

-sei mia?- gli vorrei gridare di sì. Sono tua, fammi tua, fammi restare tua fino a che Madama Noia non ci separi o fino a…fino anche per sempre.

Mi mordo la lingua, non sono in un film, non sono in un racconto, nella mia vita le cose vanno a cazzo, inutile entrare in una parte e recitare un ruolo -sono solo mia- gli dico e vengo stringendo le gambe attorno ai suoi fianchi.

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Cosa siamo diventate?

Sembra un caso eppure non lo è, potrebbe essere frutto di allucinazioni dovute al cibo fritto terrone eppure no. Lo stesso giorno, 4 mie amiche, a ridosso dei bilanci della fine dell’anno, mi hanno detto la stessa cosa. E questa cosa suona più o meno così: è talmente raro trovare un uomo che corrisponde vagamente ai tuoi canoni, un uomo che abbia un minimo di progettualità, che sia interessato a conoscerti e ad andare oltre la tua vulva, che quando lo trovi o ti convinci di trovarlo, vuoi o non vuoi è come l’ultimo paio di ciabatte Lidl. Non vuoi fartelo scappare. E ti ci attacchi come un polpo alla gola. Lo vuoi tuo. Tuo a tutti i costi. È l’ultimo esemplare, se non lo impallini e te lo porti a casa andrà alla prossima, forse una più interessante di te (autostima femminile mai pervenuta) e non puoi permetterti un altro fallimento.

Ecco che controlli ogni suo minimo movimento, se oggi ti ha scritto 5 volte, se ti ha fatto una battuta spinta piuttosto che una parola tenera, se ti vuole vedere e quando. E diventi impaziente, impaziente che quel semino di mais diventi pop corn. E pensare che a te i pop corn fanno anche cagare. E inizi a infastidirti se tu pretendi che le cose vadano in un certo modo e invece non ci vanno. Se lui doveva fare una cosa e non la fa e sai che succede? Che finisci per boicottare tutto.

Sarai tu stessa l’artefice della fine di una cosa mai iniziata e sentenzierai con un sospiro e un ‘visto? Lo sapevo che neppure questo andava bene’. Quando forse, se avessi agito più di pancia e meno di cervello… Se avessi lasciato andare le cose come dovevano andare…

E no – mi rispondono in coro le amiche – una lo sa, se le cose non vanno come piace a noi, come è giusto che vadano, come da regolamento, allora una relazione non funziona e tanto vale boicottarla e farla finita subito e cercare il prossimo. Non sono serviti a nulla i film sentimentali di amori contrapposti e intricati che ci siamo sorbite per anni.

Insomma non posso crederci che siamo diventate donne disperate alla ricerca del maschio che ci accolli. Donne con una bassa autostima che ci fa sempre interrogare su ciò che di sbagliato NOI abbiamo fatto. In ogni caso è così. È dannatamente così. I maschi scarseggiano e gli abbiamo dato così tanto peso nel corso degli anni che non si smazzano neppure più così tanto a farci stare bene. Hanno l’imbarazzo della scelta. Noi l’imbarazzo e basta.

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Baciamoci e facciamo l’errore dell’anno

Dio che bello quando ti capitano le cose a caso!

Sei al solito locale a bere con le amiche di sempre, vi state alcolizzando a dovere nei tempi ristretti del dpcm. Nell’aria ci sono risate e battutacce da bar. Chiedete ad un ragazzo di fare una foto di te e delle tue amiche. È simpatico, ci attaccate bottone. Sarà l’alcol, sarà la compagnia ma vi ritrovate ad avere 18 anni e rimorchiare tipi nei bar. Tu e lui vi trovate casualmente sotto un vischio di plastica, tutti ridono e invitano a baciarvi e allora prendi il malcapitato dalle guance come una vecchia zia e gli stampi un bacio in bocca. Così senza pretese. Ma lo stomaco fa una giravolta, falla un’altra volta, fai un salto e fanne un altro. Una volta a casa lo cerchi sui social e lo trovi. Gli scrivi. Parlate fino a notte fonda. Ti fa ridere e se ti fa ridere lo sai che ti puoi anche innamorare come una cretina. E vi date appuntamento e passate insieme tutto il pomeriggio e la sera e vi prendete in giro e vi baciate ancora e ridete. Ridi che ti devi tenere la pancia, ridi che lo guardi negli occhi e gli dici che è assurdo avere una simile complicità con un perfetto sconosciuto. E lui ti fa sentire a tuo agio e ti dice che sei entrata nella sua vita in punta di piedi e nello stesso tempo con prepotenza. E avete fretta di conoscervi, baciarvi, bruciare, perché porco mondo, le tue ferie sono finite e tu devi tornare a casa tua, lontana e non tornerai ancora lì prima di tanti troppi mesi. E non ti pare giusto. E lui ti dice che è meglio così, che se fossi rimasta si sarebbe affezionato. E tu non ci vuoi credere che ne hai trovato una persona speciale ma che stai per salire sul tuo volo e perderla. E porco giuda. E magari lo avresti odiato dopo due settimane ma non lo saprai mai. Chiudi gli occhi, il volo parte, il tuo cuore incerottato è ancora capace di battere un po’.

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Tra tacchi e ciabatte

Per sfruttare l’ultimo giorno di zona gialla, ieri sono uscita a bere con le mie amiche, tra una risata e uno shot di troppo abbiamo parlato di quanto siamo perennemente insofferenti noi donne. Una vita ad uscire in tacchi per conquistare l’uomo che ci vedrà in ciabatte. Poi passiamo anni in ciabatte per lamentarci di non indossare più i tacchi, così in un loop infinito.

Cerchiamo l’uomo agghindandoci nella migliore maniera, sì ci facciamo belle per noi ma anche per farci vedere, mettiamo quei dannati tacchi che ci slanciano e diamo il meglio di noi ad ogni uomo che incontriamo per strada nella speranza che lui si convinca e che ci porti a casa. Ci vendiamo come aspirapolveri folletto sperando di essere comprate. Ci spingiamo ad avere un uomo quasi più per bisogno che per reale voglia. E poi, quando finalmente a suon di tacchi ce lo siamo conquistato, quello che vogliamo è solo cavarci le scarpe scomode e metterci in ciabatte. Lui ci deve amare anche in pantofole, noi con lui dobbiamo sentirci belle e comode anche in abbigliamento da casa. Dobbiamo sentirci sicure e desiderate anche sciatte.

Solo che, a lungo andare la ciabatta ci rende grigi. A noi e a loro. La ciabatta diventa una triste routine, i tacchi ci guardano dalla scarpiera. Li rimetteremo presto per ricominciare, fosse colpa nostra o colpa dei maschietti, rindosseremo nuovamente i tacchi per trovare un altro uomo con cui stare in ciabatte.

Che fatica, gente, che fatica.

Vivere ci sta consumando.

Ne approfitto comunque, dall’altro dei miei stivali belli ma senza tacchi per augurarvi delle buone feste. Fate i bravi.

Emily

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Un po’ troia

Sono un po’ troia perché mi fotografo in mutande a casa. Sono un po’ troia quando mi arrotolo il costume anche se non ho un fisico perfetto. Sono un po’ troia perché mi piacciono le mie tette. Sono un po’ troia perché guardo i maschi per strada e spesso ci provo per prima. Sono un po’ troia quando mi sento contemporaneamente con tre tipi ma se me ne piace uno, chiudo con tutti e sento solo lui. Sono un po’ troia quando metto la gonna corta ed il rossetto rosso, quando ballo e quando sbottono di proposito la camicetta. Quando mi lecco le labbra. Sono un po’ troia quando mando una foto hot al tipo che mi piace. Quindi non mi preoccupo quando qualcuno mi dà della troia. Sono orgogliosa di esserlo. Perché a questo punto lo siamo un po’ tutte.

Però le maestre lo sono di più. Le maestre se fanno le troie vengono licenziate perché una maestra che manda le tette in foto, non è una brava educatrice, è una pessima pedagoga perché si sa, le tette mandate al fidanzato inficiano il tuo percorso di studi e di lavoro e meriti di essere licenziata, linciata, aggredita e umiliata. Fai la troia solo se sei una casellante, una farmacista o una commessa. Ma forse no, forse neanche in quel caso perché poi, dovesse succedere qualcosa, te la sei andata a cercare, del resto eri un po’ troia.

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Ruspa

quando leggo certe frasi sui social, mi verrebbe da cavarmi gli occhi

l’ultima, quella che mi ha fatto chiudere una coronaria, è stata questa:

Dove non puoi amare non soffermarti
FRIDA KAHLO

ma che davero davero?

che lo scriva lei che aveva amanti in ogni dove, ci sta, ma che lo scriviate voi che l’ultimo pisello visto era quello findus al banco surgelati…mi turba.

quando una donna decide che vuole innamorarsi, che vuole un uomo, una relazione o semplicemente un povero stronzo che le porti su la spesa, non guarda in faccia a nessuno, figuriamoci all’amore, a lui o a se stessa!

noi siamo ruspe! tiriamo giù tutto ciò che abbiamo a portata di mano.

lui non ci vuole? pazienza, ci innamoreremo a senso unico e saremo le loro amanti virtuali e soffriremo pure quando lui ci sfanculerà stupefatto.

lui ci vuole ma è cesso, stupido e inutile come un paio di mutande in un film porno? intanto ce lo prendiamo che come le calorie per le foche, ci serve per passare l’inverno. poi in corso d’opera ci rendiamo conto che non riusciamo neanche a dargli la mano e lo scarichiamo come un rifiuto speciale.

ne becchiamo uno totalmente incompatibile che non entrerebbe nella nostra vita a forza neanche per sbaglio, che in confronto la scarpetta di cenerentola a genoveffa stava comoda? fa nulla, dentro il carrello della spesa. lui sarà il nostro uomo spezia, serve a dare sapore alla nostra vita.

lui è un bastardo seriale, traditore, infilzatore di patate ossessivo convulsivo? pure lui pigliamoci! che altrimenti un po’ di brio non lo abbiamo, poi ci piangiamo dietro strappandoci i capelli, ma noi siamo peggio della ruspa di salvini!

insomma quando una donna decide che non vuole essere più sola, tira dentro la sua vita, ogni uomo, pure quelli che aveva giurato di non volere, e punta pure quelli delle amiche. è una mina vagante, un pericolo ambulante, rischia di fare male a se stessa e a chi le sta intorno.
in quel periodo, care mie donne, sarebbe meglio andare in pronto soccorso e dichiararsi necessitanti di un t.s.o.
fatevi ricoverare e al vostro ritorno prendete un gatto, un trombamico e un amico gay per fare compere. mettetevi a dieta, tagliate i capelli e ripulite l’armadio, perchè se disgraziatamente in tutto questo casino, vi arriva quello parzialmente giusto, voi sarete parzialmente stremate e non lo degnerete della giusta attenzione.
le ruspe lasciatele ai costruttori, voi per selezionare gli uomini dovete usare le bacchette da sushi o le pinzette da sopracciglia.

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E guardo il mondo da un Doblò

Da giorni ho tanta di quella serotonina in circolo che potrei spremerla dai capelli e donarla agli altri. Chi sia lui non ne ho idea, si è aggiunto per caso nella mia vita e ad un pranzo tra conoscenti quando tutti sono andati via, lui con una scusa mi ha riscritto. Non pensavo minimamente di piacergli e non ne ho la certezza neppure ora eppure ha creato una magia impressionante. Mi sono ritrovata a baciarlo sul divano, sotto un plaid usato come caverna, come tana, come facevamo tutti da bambini. E lui mi dice di poggiarmi sul suo petto e io lo annuso per tenere a mente il suo odore. E perdiamo la cognizione del tempo, non mangiamo, non fumiamo, scordo pure di chiamare mia madre che ha già mobilitato tutte le forze armate del paese. Dormiamo abbracciati, sudati appiccicati. Mi rinvita, mi scrive un biglietto e me lo manda tramite fotografia. Le mie amiche si perdono in gridolini di giubilo. Mi sudano le mani e il cuore salta un battito. Che cazzo mi sta succedendo? Non voglio rovinare tutto, non posso essere sempre il solito caterpillar che deve sfracellare tutto a colpi di ansia. Lui è un dono inaspettato lo devo maneggiare con cura. La stessa cura che uso per guidare l’unica cazzo di macchina che ho trovato da noleggiare per guidare fino a casa sua. Un Doblò scassato che ho condotto sudando e imprecando per il traffico della mia città, una macchina talmente oscena che solo felicità e testosterone assieme hanno fatto sì che non mi appiccicassi in qualche muretto.

Da lui ordiniamo la pizza, la mangiamo sul letto, con le mani. Sono come tornata ai tempi dell’università, parliamo e ci baciamo, quel petto mi dà dipendenza . Non faccio le mie solite domande del cazzo, non dico le mie solite frasacce ansiogene. Mi godo il momento, il qui e ora e l’adrenalina da Doblò. Dormiamo appiccicati e sudati, storti e la cervicale mi punirà lo so, cazzo ho quasi 40anni. Arrivo tardi a lavoro, con la calza smagliata e il trucco della sera prima. Le colleghe sorridono. Io non sto capendo un cazzo. Stasera lo rivedo. Non sono religiosa ma dentro di me sto ripetendo: ti prego Dio non me lo togliere.

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Diversi livelli di confidenza

Io i maschi giuro che non li capisco. Io ci provo eh, mi impegno ma proprio non ci riesco. E non è solo perché io vengo da Venere e loro da Marte ma anche e soprattutto perché sono degli esseri strani. Noi donne siamo tacciate per essere incomprensibili e complesse ma loro stanno diventando assurdi! Che non si vogliono impegnare ormai penso che lo abbiano capito tutti, ma questa che mi è successa le batte tutte.

Lui parte in quarta e come sempre più non lo consideri più si attacca a cozza, quando finalmente gli dai una chance e noti che è meno imbecille di quello che ti aspettavi, ti si apre un mondo. Un mondo con vista sul disagio.

Come sempre mentre tu ti apri a lui, lui si chiude ma anche questo ormai lo sappiamo, quindi non ci facciamo neppure caso. Quello che ci risuona nuovo che è lui deve fare quello che vuole, quando vuole. Non ci conosce e quindi non si sbilancia e non si sbilancia perché non ci conosce. La nostra voglia di vederlo lo inquieta, lo ‘ansia’ quindi la soluzione è solo una: Stare alle sue regole, vederlo quando a lui sta bene, quando lui ne ha voglia. Solo rispettando i suoi tempi, noi non lo perderemo.

Per una come me che non perde tempo nelle cose, abituata ad avere il tutto e subito, questa roba suona più o meno come unghie sulla lavagna. Per una donna la quale vita ruota attorno al giorno dello shampoo, per una donna che organizza pure l’ora in cui deve mangiare un biscotto, avere una persona che ha una tempistica sentimentale di un bradipo in coma è impensabile. IMPENSABILE. Io ti devo vedere quando va a te, spostando i miei impegni per farti spazio o non spostandoli e dandoti picche dandomi picche anche io in automatico? E tutto questo perché? Per non sballare il tuo bioritmo costruito in anni di solitudine? Ma che cazzo mi stai raccontando!?!?!? Questa bello mio è pigrizia mentale, questo è egocentrismo allo stato puro, egoismo autoreferenziale con supercazzola. È la prima volta che mi trovo in un limbo strano. È interessato sì ma non troppo. Mi vuole vedere sì ma non troppo. Gli piaccio sì ma il divano forse è più comodo delle mie tette. Vede un futuro sì ma con i suoi tempi. Che sono i tempi di Matusalemme. Magari quando lui scopre di volermi venire a prendere e farmi sua io sarò già nonna, o mi sarò dimenticata come si chiami. Ma onestamente il suo nome me lo scorderei volentieri anche prima

Non dico che il suo modo sia sbagliato ma ci sono le vie di mezzo per tutto soprattutto nelle relazioni. Si chiama venirsi in contro e se non lo facciamo, se tutto ruota solo attorno a te, abbiamo già perso perché ci sono degli evidenti problemi strutturali.

Detto questo mi fa piacere sapere che non abbiamo la confidenza giusta per andare oltre, che ci conosciamo da troppo poco tempo per vederci almeno una volta a settimana, che il mio entusiasmo conoscitivo gli mette ansia perché prematuro però quando vieni a casa mia ti senti talmente a tuo agio da ruttare serenamente dopo la birra. Cosa è per voi la confidenza?

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il milite

Il milite

Il milite è bello, è giovane, prestante è accogliente, il milite si è diplomato al classico e ti parla di Hobbes  e kirkegard, il milite ha le spalle larghe ed il culo disegnato col compasso, il milite ti porta a cena fuori e ti sposta la sedia. Il milite ti parla di figli, matrimonio con picchetto d’onore e caminetto vicino alla libreria, il militeti racconta di se e domanda di te, ti mette a tuo agio e ti porta per mano nel suo mondo. Il milite ha un odore che ti resta appiccicato addosso. Il milite è preciso e rigoroso, lui ti bacia con quella passione di un uomo che è appena tornato dalla guerra e ti dice che sei una donna fatta, che non sei una di quelle ragazzine con cui è abituato a stare ma il milite ti dà le regole di ingaggio. Senza troppi giri di parole ti dice che lui sente altre donne, che esce da una relazione devastante e che vorrebbe diertirsi ma non divertirsi a vuoto, vuole conoscere diverse persone per poi scegliere quella giusta. Il milite è spiazzante, una onestà intellettuale che ti raffredda il sangue in corpo ma ci sta, del resto tu fai lo stesso. Il milite ti accompagna a casa e ti fa pensare per tutta la notte, ti rigiri in quel letto come un salmone che risale la corrente. Sarò mai io quella giusta? Sarò mai io la vincitrice dell’ambito premio? Nella mia vita ho vinto solo una volta, non  ho mai auto fortuna con le estrazioni ed i gratta e vinci, per conquistarlo cosa dovrei fare? Come funziona la raccolta punti- milite? Funziona che arriva la sfiga e ti straccia in due la tessera federltà ecco che succede. Che mentre tu sei li che cerchi di essere presente ma non troppo, interessante ma senza sbrodolarti e lui ti riempie di complimenti e ti fa ridere anche tramite messaggio, lui ti comunica che deve ripartire, che ha una missione, che non sa quando ripasserà dalla tua città. E tu lo sapevi, mai prendersi una cotta per un mitare, anche se è un buon partito, anche se un giorno diventerà colonnello, anche se il suo odore è ancora sulle tue mani e il suo sapore nella tua bocca.

Il milite passa a salutarti, tra pochi giorni riparte e i suoi occhi sono tristi ma i tuoi di più. Volevo restare, avevo bei progetti ti dice, io avrei voluto conoscerti meglio aggiungi tu. Ridete e scherzate, lui parla e tu ti perdi ad ascoltarlo, ti perdi nei suoi baci, lui ti dice che sei stata la cosa migliore di questo tempo a Torino, e a te vengono le lacrime agli occhi, hai la stabilità emotiva dei pomodori sulla bruschetta. Puoi davvero piangere per una cosa del genere? Per uno sconosciuto? Forse stai piangendo per ciò che era e non potrà essere e no, non potrà essere perché per quanto ci fosse interesse, non è quello che ti spinge a fare follie, non è quello che ti fa attraversare l’Italia per raggiungerlo, che poi, dittela tutta, tu lo faresti perché tu hai l’animo zingaro e la tua vita è una sfida continua, ma hai appena messo radici, vuoi davvero estirparle nuovamente per uno sconosciuto? Se lui te lo chiedesse tu lo faresti e i perché sono tanti. Ma lui non te lo chiede, ti bacia e ti saluta, ti promette che ti scriverà, ti dice che sei tanta roba, che sei una gran bella persona. Tu gli dici di fare il bravo e ti chiudi la porta alle spalle, ti chiudi la porta, scivoli abbracciando le ginocchia e pinagi. Preferisci uno stronzo che ti fa soffrire piuttosto che queste situazioni che si dissolvono come un vecchio film e ti lasciano in bocca l’amaro di un amore che forse poteva essere e non sarà. Ti resta una foto e due appuntamenti. L’artefice del tuo destino deve essere per forza J.J. Martin sennò non si spiega.

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Soffocare

Sì mi manca, mi manca forse non tanto come persona ma come idea che avevo di lui, della coppia. Ero abbastanza autonoma prima di lui, poi è arrivato e io mi sono affidata, ho diviso la mia vita in due e ora sono devastata perché quella metà non è tornata indietro. Mi fidavo, anche se sentivo che qualcosa non andava, ho costruito, ho creato, mi sono impegnata come credevo si dovesse fare e ora mi ritrovo a ricostruirmi da sola. E sì mi manca nelle più piccole cose, mi secca perfino rifare il letto perché lo rifacevo per lui. Sto riempendo la mia vita con viaggi, tatuaggi, palestra ma solo per non sentire il vuoto, il fallimento. E non piango perché forse ho pianto troppo da Febbraio in poi, perché forse ancora non ci riesco ma questa cosa mi ha spezzata in due. Lui era la mia forza, la mia energia. Anche se era una cosa inutile io lo avevo scelto come compagno. Forse questa frattura era necessaria ma io mi sento vuota. Ho paura di fare tutto, ho perso consapevolezza di me ed autostima. Mi sto costruendo una corazza più forte e finta di prima ma dentro di me sono rannicchiata in un angolo terrorizzata. E non riesco a buttare fuori quello che provo. Mangio e cambio uomini come una bulimica ma non mi sazio mai. Lui si è portato il meglio di me e io me lo faccio andare bene. E cerco di essere forte, di cercare il meglio in questa situazione ma il meglio io non lo vedo. Mi sto forzando e ora chi ne paga le conseguenze è l’ultimo poveraccio che ha una me che fa finta di stare al gioco ma non lo vuole. Cerco ancora quello giusto, quello che mi salvi perché per quanto ci provi da sola non mi sto salvando. Ma nel frattempo non voglio ricominciare tutto da capo. Mi viene da soffocare.

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Tra porno e cioè

Riflettevo l’altro giorno che l’educazione sessuale che noi millennials abbiamo avuto, ce la siamo fatta con le chiacchiere tra amiche e le pagine del giornaletto Cioè. Una cultura superficiale, moooolto romantica e sdolcinata, tipica di un giornale per ragazzine. In ogni caso per nulla approfondita che ha portato la mia generazione ad avere figli già a 18 anni e discrete malattie veneree. Io ad esempio per 4 anni ho fatto l’amore ma senza mai provare orgasmi perché non sapevo come si facesse e non mi sono masturbata perché avevo paura di sprecare un momento intimo solo con me stessa. Quanta ignoranza, per la miseria!! Ma se poi la metto a confronto con l’ educazione sessuale ricevuta dai ragazzi di oggi, mi trovo quasi a tirare un sospiro di sollievo. Le nuove generazioni si formano direttamente sui porno (e non quelli educativi messi appositamente negli ultimi anni) . Formarsi sui porno è la cosa più sbagliata che esista, il porno deve essere divertimento non educazione. Non possiamo pretendere che i maschietti, ma anche le femminucce, vedano una concezione del sesso sbagliata e violenta, dove la donna è quasi sempre sottomessa, dove la donna raggiunge l’orgasmo sempre e comunque (quando nella realtà, sticazzi) dove l’uomo deve avere delle prestazioni e delle misure da stallone. Dove non viene usata nessuna precauzione!!!!! Si perde la magia dell’ amore, del rapporto basato sul desiderio romantico, sul cercarsi innanzitutto con gli occhi, dell’impaccio e dell’imbarazzo. Si perde la dolcezza dei baci e delle coccole, si cancella tutta la parte umana del rapporto che non è solo una ginnastica circense, non è solo una donna sottomessa che guaisce come una cagna, non è un uomo che fa versi da scimpanzé. Non possiamo pretendere quindi che i nostri ragazzi anche in questa generazione conoscano la contraccezione, non possiamo pretendere che i ragazzi non stuprino o non trattino le donne come oggetti. Sono questi i modelli che hanno. E nonostante tutto, il sesso resta ancora un tabù. Un tabù a scuola ed in famiglia. Ma vogliamo svegliarci e iniziare a fare decentemente dei corsi di educazione sessuale? Dei corsi fatti bene, a misura di ragazzini, dei corsi che non creino imbarazzo e risate ma che li catapultino verso questo mondo con i dovuti strumenti. Mannaggia, già amare è difficile, già a quell’età accettarsi è impossibile, almeno vogliamo rendere il piacere, un vero piacere?

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Matrimonio a prima svista

Rispondetemi sinceramente. Perché se una donna parla di matrimonio è una sfigata che ha fretta di accasarsi, una donna antica e i maschi scappano. Mentre se è un uomo a volere le nozze allora non può essere uno sfigato che deve accalappiarsi la prima che passa ed invece deve essere per forza un romantico d’altri tempi? Perché la donna può crescere col mito dell’abito bianco e l`uomo no? Perché la donna se rifiuta il sacramento del matrimonio è una poco di buono senza valori che pensa solo alla carriera mentre l’uomo è uno scapolone d’oro e gran fico? Perché c’è sessismo anche nella scelta del ‘persempre’? Perché se una donna ne parla fa paura, se ne parla un uomo facciamo a gara a contendercelo? Io non capisco ma forse anche poco mi importa ma se qualcuno sa… Parli!!

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Ti conosco Mascherina… ti conosco?

Avete mai pensato a quanto sia brutto questo periodo dal punto di vista dei primi appuntamenti? (Ovviamente non prendetemi per frivola se non parlo di morti e di partite Iva che patiscono più di due adolescenti ai tempi del covid ma concorderete che non è il luogo per parlarne). Dunque, quanto è difficile avere un primo appuntamento in questo anno quando devi presentarti fasciato da una mascherina? Niente sorrisi smaglianti, niente rossetti accattivanti, niente ammiccamenti o facce disgustate al primo approccio. Immaginate poi, che questi siano tipo appuntamenti al buio, tra persone conosciute in chat, che si incontrano per la prima volta e si devono riconoscere tra tanti e spesso non si trovano. Che magari, a fine serata vogliono anche baciarsi d’istinto, d’impulso e prima di limonarlo contro un muro, devono ricordarsi di abbassargli e abbassarsi la mascherina (dall’elastico laterale usando l’indice e il medio…seeee lallero). Che brutto, gente che brutto! Si rovina la magia e la poesia del primo appuntamento e del primo bacio, per non parlare della fiatella ristagnata dentro la mascherina che quando la togli sembra di baciare un bagno di Autogrill e di tutti i brufoli e le screpolature ci fanno venire questi strumenti di tortura. Ma con questo che voglio dire? Di non avere più appuntamenti? Di non indossare il dispositivo di protezione? Giammai ragazzi, giammai. Anche se non è un buon momento per l’amore e dobbiamo stare attenti anche solo a chi baciamo! Se prima l’appuntamento sotto al portone doveva terminare col tenero bacio, adesso ci facciamo mille e giuste paranoie. Sarà covid free? Avrà fatto almeno un sierologico? E io? Oddio io sono stata da zia che aveva la tosse, sarà il caso baciarlo? Che poi se mi trovano qualcosa vallo a spiegare che avevo baciato lunedì Pino e giovedì ero uscita con Gino. È un periodo duro ragazzi, il coprifuoco, la mascherina, adesso la chiusura. Ci saranno ancora coppie separate. Ancora fidanzati divisi, magari coppie appena formate costrette a congelarsi, altre che non resisteranno, primi appuntamenti che sono rimasti in sospeso e secondi appuntamenti che non avverranno perché magari dopo un mese di rapporti epistolari e tutti sti problemi, ti è pure passata la voglia. Eppure questo periodo passerà, passerà e diventerà solo un brutto ricordo. Ricorderemo di quanto abbiamo sorriso con gli occhi, di quando abbiamo corso al parco solo per poterlo vedere con una giusta motivazione e alla fine a furia di correre, ci è pure venuto un bel culo, ricorderemo di quella volta che abbiamo rischiato baciando uno sconosciuto che due giorni dopo è stato messo in quarantena e di quel bel ragazzo che hai dovuto smettere di vedere proprio ora che stava diventando una situazione carina. E un giorno lo racconterai ai tuoi nipoti e ti dipingerai un po’ meno zoccola di come sei stata realmente. E anche se l’amore vince su tutto, non sfidiamo il virus con baci a caso. Aspettiamo e teniamo in caldo il cuore. I tempi migliori arriveranno. E torneremo orgogliosi a sorridere col prezzemolo tra i denti.

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Io tu e l’errore

E si. Manchi. Manca il non svegliarmi accanto a te, mi manca non progettare una uscita, non ridere assieme. E sì ricordo solo le cose belle ma quello lo sapevo già e se ricordo quelle, tu finisci per mancarmi. Ringraziavo tutte le notti di averti accanto e non capivo che invece era solo una bolla di sapone, una bolla che soffiavo solo io, in cui credevo solo io. Eppure sai, l’ho sempre saputo che qualcosa non andava, per questo ero sempre in cerca di conferme, ho sempre saputo che sarebbe finita tra noi. E adesso manchi. Ma non capisco se manchi tu o mi manca qualcosa di generico. Eppure vorrei tanto godermi questa libertà dell’essere sola. Dell’essere mia, del bastarmi. Eppure un sabato mattina in pigiama sul divano mi manda ai matti. Eppure se solo trovo una tua foto, mi viene da piangere. Ma piango per te? O per il mio non saper stare da sola? Piango per ciò che era e poteva essere o per il fatto di aver forzato una storia che non era tale? Per sentire la necessità di essere normale, adeguata, uguale agli altri mi sono innamorata di una persona sbagliata?

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La regola della porta

Voglio spiegare una piccola regola a chi mi legge. La regola della porta. Quando conosci una persona, inizi a frequentarla, la cerchi e la senti, devi capire come lasciare la porta. La porta virtuale della tua vita. Esempio? Io vedo uno e mi dice che tra noi ci può essere solo una bella relazione di letto, risate, magari qualche cena ma niente di più. La porta dei sentimenti resta chiusa, patti chiari e trombamicizia lunga. Ho delle regole e le rispetto, non vado un passo oltre. S. invece vede uno che al secondo appuntamento le dice che tra loro vede un futuro, una relazione, che lui vuole innamorarsi, che le loro labbra sono fatte per stare assieme e le loro mani per cercarsi. S. Per quanto sia preoccupata da tutto questo correre, è sicuramente lusingata, si lascia un po’ andare, a chi non piace ricevere questo genere di parole? Scioglierebbero il cuore anche delle più ciniche. Ecco che la porta dei sentimenti è spalancata, non ti fiondi dentro, per carità, però vedi un sacco di belle cose dentro quella porta e ti viene naturale lasciarti andare. Oh. Guai a te. Appena S. si lascia andare, fa capire a lui che potrebbe essere reciproca la voglia di provarci, lui allenta, rallenta, niente più parole dolci, 4 messaggi in croce fino a che lei non sclera perché cazzo, non si fa così. Non si fa così. Infine abbiamo la porta socchiusa. Sulla carta è la porta più giusta, una porta da aprire piano, mano a mano che ci si conosce. Un appuntamento dietro l’altro e L. sembra aprirla, ti cerca ma non troppo, ti fa ridere ma il giusto, ti racconta ma non tutto. E tu fai uguale. Ti sbilanci ma resti in equilibrio, ti lanci un po’ ma fai un passo indietro e vedi quella porta schiudersi di pari passo al tuo sorriso. Stai bene, ti fa stare bene, stai bene fino a quando non senti SBBAAAAAM. E la porta ti si chiude sul muso. Senza un perché. E tu provi a bussare, una volta, due volte. Che cazzo è successo L.? Perché hai chiuso? Ho sbagliato io? Pensi sempre sia colpa tua. Cosa ho fatto? Cosa ho detto? Ho spinto troppo la porta? L’ho spinta poco? È entrata qualcun’altra e non mi sono accorta? Perché lui non apre? Perché non mi spiega? Non ti spiega perché non ha nulla da dire. È così. È il rischio. E pazienza se ti brucia la porta in faccia, a sto punto è meglio così. Però, per favore imparate bene la regola della porta e non la aprite neppure un po’ se non siete pronti.

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Sorridi stocazzo

Andrea mi ha detto che con il sorriso che ho, posso avere tutti gli uomini ai miei piedi. Allora ho iniziato a sorridere alla gente per strada, nei negozi, in palestra. Ma non è così facile attaccare bottone sorridendo. Non è facile conoscere persone dal vivo come si faceva una volta. 20 anni fa bastava davvero camminare sul corso principale della mia città e ti ritrovavi a tornare a casa fidanzata. Rimorchiavi in discoteca, in spiaggia, scambiavi facilmente quattro parole con chiunque, sia che tu fossi sola sia con un gruppo di amiche. Ovunque andassi con loro, bastavano due battute e ti facevi amico anche il cassiere del supermercato. Adesso è tutto complicato e non capisco se abbiamo perso fiducia in noi stessi, se ci sentiamo ridicoli, se la gente non sa più approcciarsi faccia a faccia. È un problema mio? A voi sta cosa del sorriso funziona? Perché non riusciamo più ad interfacciarci? Che paura ci prende? Di fare una figuraccia? Forse da adolescente me ne fregava meno del giudizio altrui? Non so cosa sia davvero, so solo che sono 3 settimane che sorrido ad un ragazzo in palestra e non ho il coraggio di andare oltre, forse faccio prima a dirgli che quel sorriso è una paresi! Forse faccio prima a tornare a sorridere ai cani. Anzi no ci ha pensato il presidente Conte a rimettere l’uso della mascherina quindi sorrido a stocazzo.

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Senza macchia ma con la paura

Vi è mai capitato di incontrare il famoso cavaliere dalla lucente armatura? Quello senza macchia e senza paura, che protegge le giovani pulzelle da loro stesse? Vi è mai capitato di incontrare il principe delle favole bello e aitante che viene a salvare la principessa intrappolata in una torre di finzioni e convinzioni? E di conoscere una specie di motivatore, quasi un predicatore religioso che si mette in testa di ripulirti dagli strascichi di una relazione sbagliata? Ah no? Voi no? Be’ io sì. Perché tutte a me capitano le cose strane. E questo particolare esemplare di uomo lo conosoci per caso, vi scrivete a lungo ma senza metterci tanta testa, tanto impegno all’inizio. Ti fa parlare, ti scava dentro, ti mette a tuo agio e tu racconti e snoccioli la tua vita con serenità, perché con uno sconosciuto dietro ad un telefono puoi raccontarti come ti pare. Tanto figurati se lo vedrai mai. E ti consiglia meglio del terapista che paghi, e ti ascolta meglio delle amiche storiche ed è sempre presente, è sempre sul pezzo. Ma è di una regione diversa e fondamentalmente, neppure lo conosci. Parlerete quel poco che ti basta per tenerti impegnata e poi finirà. Però ha una bella voce ed un gran bel modo di fare, una testa pensante e sa parlare bene, ti fa ridere e ti sembra ti capisca da sempre. E tu, non ti accorgi che sei coinvolta fino a quando, per gioco, non gli chiedi di vedervi. E ti rendi conto, all’istante, mentre glielo stai ancora digitando, che ti viene il sorriso scemo quando leggi i suoi messaggi e che aspetti la sua risposta tamburellando nervosa con le dita. E succede che lui viene davvero a trovarti. E tu hai cambiato 3 volte vestito. Quando lo vedi e non è bellissimo ma ha fascino, non è perfetto ma sa parlare e ti prende di testa e ti bacia da dio ma lui è venuto da te con un obiettivo preciso. Lui è un salvatore di fanciulle, si è preso un treno appositamente per farti rendere conto di quanto tu sia bella, di quanto puoi ottenere successo sorridendo, di quanto sia necessario levare quella maschera di donna dura e cinica per svelare il tuo lato dolce. Non ci prova con te, ti bacia e basta. Non dorme con te, ti parla e basta, non viene a letto con te ti dice solo chi sei e come appari e quanto potenziale hai. Ma tu ti senti rifiutata, friendzonata, la tua autostima si abbassa e non si alza come vorrebbe lui, anzi, la sua presenza ti fa sentire più sola e sei costretta ad ammetterlo. Lui ti chiede amicizia, non ti dice perché ti ha baciata o perché non ti abbia scelta per continuare a vedervi. Il cavaliere è convinto di farti bene, invece ti fa solo male. Male perché se tu prima avevi abbassato l’asticella delle persone da conoscere a livelli appena superiori a Pacciani, lui ti ha sbattuto in faccia che al mondo ci sono uomini belli, sexy, intelligenti, colti, con una buona posizione e che sappiano sorprenderti. Quindi il problema è solo tuo che non li sai trovare. Il cavaliere dalla lucente armatura ti ha tirata fuori dalla torre ma ti ha lanciata in un pozzo buio e ora sta a te tirarti fuori. Impara a valere, impara a volere.

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Lasagne in camicia

Rigido timido ed impacciato, parla solo di lavoro ma ti include nelle mille cose che vuole farti vedere. Il tuo sesto senso ti frena un po’, c’è qualcosa che non quadra eppure vuoi vivertelo. Tu vorresti una storia sconvolgente, gente che si innamora perdutamente di te e che si sfida a duello per avere la tua mano. Gente che farebbe follie per averti e ti cerca e ti venera come se vivessi nel 1300 e fossi la donna Angelica che ispirava gli scrittori. Ma vivi nell’ epoca di tinder, del mordi e fuggi, del frequentiamoci e poi si vede. Vivi in una città dove la gente ha terrore di stare in coppia ma poi convive con la stessa facilità con cui compri un caffè al bar. Vivi un periodo sbagliato e cerchi in modo sbagliato la persona sbagliata. Però poi ti capitano momenti così, che ti fanno capire che forse vale la pena lasciarsi andare al momento, all’emozione senza pensare al futuro sempre e comunque. Senza mettere quei mille mila paletti che metti sempre. Ecco che lui viene a casa tua con una bottiglia di vino e ti cucina la lasagna. Sbottona le maniche della camicia e trita la cipolla. Ti senti coccolata e mentre il sugo borbotta, lui ti bacia e ti stringe il culo. Come viene fuori una lasagna dignitosa neanche tu lo sai con tutte quelle distrazioni ma alla fine è pure buona. Però non riesci a rilassarti, non era la persona con cui avevi cucinato fino a qualche mese fa, non era la persona con cui eri abituata a mangiare sporcandoti, non era quello con cui ridevi rubandogli i pezzi più croccanti dal piatto. Sei impostata, vi guardate, vi parlate ma è tutto surreale. Sei tirata tra il goderti una lasagna in camicia con contorno di baci o cacciarlo via perché non ti senti te stessa, non sei a tuo agio. Prendere o lasciare? Provare? Lasciarsi trasportare? E se non va avere il bel ricordo di una lasagna in camicia?

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E fai rumore, si

Ho riso, viaggiato, sono uscita, mi sono divertita, visto posti che con te non avevo visto e ho conosciuto gente. Ho sconvolto la mia routine e cerco di rompere i miei schemi ma tu mi manchi. Mi manca fare le cose con te, le cose da coppia. Le cose che nascono per essere fatte in due. Passeggiare per il mercatino dell’usato e arredarci casa, ingozzarci di sushi senza ritegno, stare sul divano a sfiorarci i piedi e basta. Essere me stessa senza trucco, senza veli, senza inibizioni. Sì ho fatto del buon sesso, e ho avuto delle belle vibrazioni, ho conosciuto belle persone ma mi mancano le serate a casa, anche solo in silenzio dove la tua presenza bastava a fare rumore, dove una pizza fatta in casa ci faceva divertire. E mi rendo conto che è tutto nella mia testa, che era più banale di quello che ricordo, più scialbo di quello che voglio pensare e meno romantico di quello di cui avrei bisogno e che forse il silenzio che ho attorno è pace. Ma da quando sei andato via cucinare sembra difficile, pulire casa è noioso e il divano è troppo grande per vederci solo io le serie tv. Avrei voluto ancora scambiare con te sguardi e sorrisi anche a costo di perdermi quel pezzo di vita che sto vivendo adesso. Manchi e casa è silenziosa. E le piante scordo di bagnarle e il gatto sente la tua assenza e quando piove, piovo pure io

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Mancare

Sì Cristo, si. Mi manca. Mi manca accanto a me sul divano quando piove e voglio le coccole. Mi manca quando sono al supermercato e scordo il portafogli a casa. Mi manca quando guardo la mappa e dico: dove andiamo il mese prossimo? Mi manca non essere libera di essere me stessa, parlare, stare nuda e struccata. Mi manca la progettualità, il cucinare per qualcuno. Mi manca entrare in casa e non trovarlo la. Mi manca ridere con lui e farmi risolvere i piccoli problemi che mi scoccia risolvere sempre da sola. E si sono forte, e si il tempo guarisce, e si supererò tutto e si so badare a me stessa. Ma non mi piace stare sola. Anche se sono libera, anche se penso a me stessa, io mi sento completa solo se ho qualcuno accanto. Lui mi manca nelle piccole cose, c’è una scia di lui in tutto quello che faccio. Anche se mi ha rovinato la vita e devo ricominciare a costruirmela da capo, mi manca ogni cosa che avevo con lui. Non ho ancora capito se fare quello che voglio, se tornare a casa e non avere nessuno sua libertà o solitudine. Ci sto bene con me stessa, mi piaccio ma quei due cazzo di occhi che mi guardano e mi fanno sentire parte di qualcosa di importante, non li posso scordare. Passerà, intanto…ho riperso le chiavi.

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La bella addormentata

Sono la bella addormentata nel castello che aspetta ancora che il bel principe la venga a salvare. Sono la bella addormentata che dorme profondamente e non si accorge di nulla. Sono la bella addormentata che vive intrappolata in questo palazzo che sa di lui, che ha ancora i cassetti pieni delle sue cose. Sono la bella addormentata che crede ancora nel lieto fino e che spera lui possa arrivare al galoppo e salvarla. Salvarla da lei stessa che non sente il dolore, salvarla da lei stessa che non riesce a salvarsi da sola. Sono la bella addormentata che non vuole accettare la verità, che stupida e illusa si fida ancora dei fusi anche se pungono e sono stregati. Sono la bella addormentata che riempie le sue giornate silenziose con futili rumori e cerca di scappare dal castello che le sta troppo stretto e troppo largo allo stesso tempo. Sono la bella addormentata che non ci crede al fatto che la favola si è interrotta così, che non è possibile, che forse la narrazione si è solo bloccata, ora ci si schiarisce la voce e si ricomincia. Sono la bella addormentata che non si sveglierà mai già guarita, che forse non si vuole svegliare proprio perché sa che non c’è nulla per cui aprire gli occhi. Il castello è vuoto, nessuno che le da la buona notte e se qualcuno prova ad attraversare l’intrico dei rovi, il più delle volte ci rinuncia a metà. Sono la bella addormentata che ha paura di tutto, perfino di perdere le chiavi e non avere nessuno che le apra la porta, che fino a poco tempo fa bastava a se stessa e adesso non è più capace di farsi un piatto di pasta. Sono la bella addormentata che mentre dormiva ha subito un furto, le hanno rubato cuore, anima e cervello e lei adesso non sente più nulla. Sono la bella addormentata e nessun principe verrà mai a salvarmi, specialmente chi mi ha fatto l’incantesimo. E allora dormo. Magari, prima o poi, mi sveglio guarita.

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Se fossi tua sorella

Sapete che c’è? Che mi sono rotta i coglioni di sentirmi dire che sono bella e sexy e che mi vogliono scopare. Mi sono rotta il cazzo. Perché sono anche intelligente e appassionata, piena di interessi e presente a se stessa. Ed invece è sempre la solita paranoia.
E quando negli anni qualcuno finalmente si ferma e guarda oltre, era uno psicopatico che mi pianta dopo 5 anni dall’oggi al domani. Ma che cazzo ho il malocchio?
Nel corso degli appuntamenti ho solo parlato di viaggi e di lavoro. Mi sono vestita accollata e morigerata apposta, non ho mai detto una parolaccia e mai ho fatto la parte della femmina fatale. Ho cercato di scartare uomini che volevano già subito portarmi a letto ma sembra che non nonostante tutto, non esista altro al mondo.
E mi cascano dal cuore tutti. Perché poi finisco per andarci a letto perché non sono fatta di ferro, loro si disinteressano oppure, se cerco di evitare la scopata, finiamo per allontanarci comunque perché io a lungo andare a dibattere sempre su un solo argomento mi snervo. Minchia mi sono rotta il cazzo. Poi ci credo che preferisco stare con narcisista patologico. Almeno stavo svaccata sul divano in mutande e non dovevo sorridere a tutte le battute del cazzo che poi finisce che mi fa male la faccia.
Minchia non vedono oltre, che poi fossi figa oh. Sono normale. Dove cazzo vedono la scopata facile? Ho tutto scritto in faccia fuorché che mi manca la scopata. O di 30 o di 40 anni è la solita menata, sembra di stare sempre sul set di rocco Siffredi. Sempre a fare facce da pesce arrapato. Ma basta. Ma qualcuno che si prende la briga di guardare oltre? Di conoscermi oltre la misura delle tette? Qualcuno che pensa se io possa volere o no una intesa mentale? Un amico con cui andare al cinema? Una persona che mi corteggi? Io capisco che una persona va ‘provata’ prima di essere ‘comprata’ però il sesso non è il centro del mondo. Vorrei essere vista in altro modo oltre che sexy. Vorrei che questi uomini pensassero alle donne con cui escono come se fossero le loro sorelle o madri. Forse cambierebbero ottica

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