La convivenza sai è come il vento…

Ancora non conviviamo ma ci stiamo lavorando su. Lui viene da me nel weekend ed è tutto un idillio, io cucino, lui mette una mensola, usciamo mano nella mano, guardiamo i film sul divano, facciamo cene per gli amici, ci dividiamo i compiti. Quando se ne va mi manca, mi manca non avere la quotidianità, mi manca condividere una cosa con lui, mi secca dire ‘appena vieni’ ma questa pena quanto dura?

Esattamente 20 ore. Al pomeriggio del lunedì sono gia svaccata sul divano a vedere video minchioni, serie tv, a far accumulare piatti nel lavandino, a ridere si cazzate al telefono con amiche, a mangiare liberamente il tofu, tofu che a lui non fai perché je fa schifo. Libera di non lavarti le ascelle, di grattarti il culo, di spalmarti la crema sulle cosce e di farti l’impacco di erbe fetenti ai capelli.

Libera. Libera di non avere nessuno tra i piedi, di fare quello che vuoi.

Ma capisci bene che prima o poi dovrete vivere assieme, prima o poi dovrete diventare una coppia a tutti gli effetti e imparare a  fare la cacca con la porta aperta.

E cosa succederà? Non avrai più privacy, segreti, momenti di cazzeggio, non potrai vivere con le pentole sporche, non potrai cenare alle 18 e uscire sotto la pioggia alle 22 per andare dal kebabbaro perché hai di nuovo fame. Lui cucinera’ per te la carbonara e tu ingrasserai (dal kebabbaro no) lui russera’, lui occuperà i tuoi spazi nell’armadio, e guarderà il tg5 e i programmi sui canali per maschi alfa.

E lui ti farà spendere i soldi che nascondi per i viaggi.

E a te ti vengono mille dubbi, se aveste i soldi andreste a vivere in due case diverse sullo stesso pianerottolo ma siete poveri come la merda. Sicché… Giustamente vai in crisi e non sai che fare se non procrastinare ad oltranza.

Voglio i vostri pareri sulle vostre convivenze.

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Single vs fidanzati

Siamo usciti io e il mio lui l’altro pomeriggio per incontrare una amica.

Davanti ad una coca zero (che limortaccimia sono sempre a dieta) abbiano parlato del più e del meno ma soprattutto della fiamma che questa ragazza stava vivendo. Una tempesta di amore e ormoni, una valanga di messaggini e dubbi, una camionata mal di pancia e gelosie, una fraccata di farfalle nello stomaco e brividi e mentre lei, in affanno nel non sapere cosa fare, nell’invidiare noi ormai coppia stabile semistagionata, raccontava le sue pene d’amore, io mi ero persa nei miei pensieri da blog. Ero fortunata ad avere la mia storia, storia per cui ho faticato, storia che sta venendo su bene ma pur sempre una storia giunta al giro di boa, dove hai la certezza dei sentimenti, dove non ti devi smazzare per farti notare, dove ormai conosci gioie e dolori e mentre lei invidiava la mia stabilità, a me mancano le farfalle nello stomaco che provava lei, quei dubbi che non ti fanno dormire, quelle nottate schifosamente romantiche passate a parlarsi. Attenzione, non cambierei mai il mio lui con tutti gli psicopatici che sono passati nella mia vita ma mi piacerebbe ci fosse un farmaco, un filtro magico che ogni tanto,per un po’ cancelli la stabilità della coppia e ci faccia fare ancora quelle cose assurde e matte che si fanno per amore!

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Sono tornata!

Quanti di voi si sono chiesti che fine avessi fatto? Quanti di voi si sono accorti della mia latitanza? Quanti invece non hanno manco capito che cacchio scrivo?

Ciao a tutti e ben ritrovati, si sono stata parecchio assente, lo so e potrei dare la colpa al fatto che adesso, avendo un lavoro serio, sono stata molto assorbita, che ho cercato di fare dell’esercizio fisico prima del tracollo dei 40 anni o che io abbia iniziato (ma da un bel pezzo) una storia ed invece no, vi dirò la verità. Sono stata pigra! Ho letto poco e scritto ancora meno ma mai al mondo avrei voluto mandare il mio amato blog a ramengo quindi, giocoforza svesto i panni della zitella, quelli della mangiatrice di uomini, quelli della sfigata accaparratrice di meschini appuntamenti e vi porto nel mondo delle fidanzate ad eternum. Quelle che cercano casa, vogliono l’anello e poi si impanicano di non poter più scorreggiare liberamente il giorno in cui lui verrà a vivere con lei.      Vi porto nel mondo delle sperimentazioni culinarie di coppia o delle peripezie sessuali consumate la domenica prima della consueta pizza. Insomma. La signora Dickinside vi apre e vi romanza le porte della sua relazione e della sua nuova vita.

A presto

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Masch advisor

O meglio chiamarlo tromb-Advisor?

Sapete a cosa mi riferisco? Ad una app che dovrebbe essere subito brevettata.

Una app come quella che recensisce hotel e ristoranti ma fatta con gli uomini. Ora vi faccio un esempio.

Marco: frequentato una settimana ad ottobre. Carino ma tirchio. Tromba bene anche se ha il pisello piccolo. Gli puzza un po’ l’alito ma ha delle belle mani. Ps. Molto legato alla mamma ma Consigliato.

5 stelle bellezza, 4 simpatia, 2 cavalleria, 4stelle per il sesso.

E poi una bella foto.

Piersalomone: ambizioso ma egocentrico, forse con quale mania ossessiva compulsiva. Ha offerto lui la birra, ha le orecchie troppo grandi, una bella macchina ma bacia a centrifuga. Visto una sera a luglio 2013

Martingiulio: legge molto, guida male, ha i denti storti, è disoccupato, ma è assai divertente, cerca una storia seria. Ama le parolacce a letto. Frequentato a novembre 2001.

Perché? Perché con la foto e la data puoi subito scoprire se il tipo ha una compagna che leggendo i dati della app riconosce il fedifrago e lo smaschera.

Capito cosa intendo?? Sempre con la foto, se la si dispone ed le stelle per dare dei giudizi generici.

Perché puoi capire, se il ragazzo è recensito, se vale la pensa sprecare il tuo costoso fondotinta, se quello che offre il menù si adatta a te o se vuoi rischiare comunque perché tanto i giudizi sono sogettivi.

Perché sei disperata e ti fai andare bene anche gli scarti.

Perché puoi selezionare il più affine, il migliore, anche se in teoria i migliori sono già presi.

Perché sai bene o male cosa ti aspetta, se vuoi cercare un ristorante ops un uomo per un pasto veloce o semplicemente per un po’ di compagnia.

Insomma io la comincerei a brevettare e mettere in line tutti i nostri maschi nel cassetto. Che dite?

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Quando è successo?

Quando si diventa dipendenti dagli uomini?

Ho visto il servizio di quella ragazza messinesi che, nonostante fosse stata data alle fiamme dal compagno, lo difendeva a spada tratta. Mi si è rivoltato lo stomaco e, spenta la tv, mi sono messa a riflettere?

Quando siamo diventate dipendenti dagli orari del marito? Dalla necessità di ostentare un compagno? Dal bisogno di conferme da parte di un uomo?

Sento donne che organizzano la loro vita in base ai tempi del loro uomo, donne che non fanno viaggi di lavoro o accettano posti lontani per non lasciarli soli, donne che forzano il loro orologio biologico per dargli dei figli, che imparano a fare il timballo meglio delle suocere, donne che hanno necessità di conferma data dai loro uomini, donne che non lasciano e non vogliono essere lasciate per dipendenza.

E tra queste mi sa che ci sono pure io ma quando è avvenuto il cambiamento? Ricordo che dopo essermi ripresa dalla prima batosta sentimentale, mi sentivo invincibile, superata quella, potevo superare tutto. Mi sentivo cazzuta e potente e mi ricordo che lasciai un poveretto dall’ oggi al domani solo perché quest’estate dovevo partire per fare animazione in villaggio.

Lo lasciai senza dargli possibilità di replica, lo lasciai perché io dovevo andare, perché non mi sarei fatta fermare da nessuno.

Forse c’è da dire che di sto poveraccio mi fregava ben poco però ricordo la mia forza di volontà, dovevo andare e andai, nessuno poteva fermarmi e lo lasciai senza troppi giri di parola, senza rivedersi mille volte per tornarsi roba varia, senza ripensamenti. 

Ciò che contava era solo il mio benessere.

Poi forse,schiave di uno status che ci vuole felicemente accoppiate, vuoi la vecchiaia e la stanchezza,vuoi il poter avere un appoggio morale e fisico,smetti di far tutto se non hai la spinta, se non sei sincronizzata coi tempi di lui, se non hai l’approvazione.

Quanto mi piacerebbe invece risentirmi la regina del mondo,cazzuta e sicura. Viaggiare da sola, lasciare senza menate, seguire solo il personale progetto di vita.

Ma poi mi chiedo… Se fossi rimasta per quel povero ragazzo, se non fossi partita, se fossi stata dipendente, oggi che persona sarei? Migliore o peggiore?

Tutte le maledette sliding doors della vita mi tormenteranno per sempre.

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Marchetta

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Amori nel tempo

Il tempo passa, i calli duolgono e le rughe spuntano ed assieme ad essi, muta la nostra percezione di amore.

La scorsa notte, in quella fase di dormiveglia in cui pensi a qualunque cosa, ho riflettuto su come cambia la nostra percezione di amore e di rapporto.

 A 15 anni volevo che il mio primo amore durasse per sempre, vivevamo in simbiosi, ci saremmo scambiati il respiro, non si poteva mai pensare che l’amore potesse fare male. 

A 20 anni l’amore era un accessorio, si passava da un ragazzo all’altro, non si contavano i giorni né si stabiliva se fosse una relazione o una trombamicizia. Non ci si sentiva con assiduità, ti piaceva uno e ci stavi e vi lasciavate senza troppe menate o problemi. Non si doveva andare da nessuna parte, ci si vedeva per il gusto di farlo.

A 25 sei troppo presa da te stessa e mentre il mondo attorno a te si prepara a sposarsi e partorire tu vuoi essere una ribelle, vuoi la carriera, vuoi esperienze saffiche, sadomasochistiche, vuoi un uomo folle, vuoi stare da sola, vuoi amare un tricheco e accoppiarti con un albero. Insomma vuoi tutto e niente. La stabilità ti fa paura e al massimo ti rifugi in storie sbagliate o in rapporti stantii  e di copertura solo per dire al mondo che pure tu comunque un pezzo di persona che spasima per te la hai.

A 30 anni invece, forse complice un orologio biologico che ticchetta, una stabilità, una maturazione, inizi a pensare che forse un povero stronzo che ti piglia così come sei, lo vuoi, che non vuoi morire sola e pazza, che la notte di natale non vuoi finire a cenare dal kebabbaro. E allora con affannosa ricerca e meticolosa cura, scavi tra gli uomini rimasti per trovare qualcuno che si adatti a te. E adesso hai premura e paura. Una cosa che a 20 anni non conoscevi, una paura che ti fa paura. Come se dovessi consolidare tutto prima di scadere, prima che lui ti conosca per bene e scappi via.

E a 35 anni? A 35 capisci che avere una persona è bello ma amare se stessi è ancora meglio. Che fare i fidanzati ti sta bene, ma una convivenza ti sta stretta, che vuoi tornare a casa e svaccarti da sola ma che vuoi anche la sua dolce compagnia. Che ti fa paura perderlo perché lo hai trovato a fatica ma che non sei pronta a far famiglia. E allora che si fa? 

Si rimpiangono i 20 anni e si aspetta comodamente che arrivino i 40 per maturare una consapevolezza nuova e scoprire se sarai una 40enne in ciabatte e plaid con lui che scoreggia accanto o una 40enne in minigonna di ecopelle che adesca ragazzini possenti nei pub.

State connessi, lo scopriremo tra qualche compleanno

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