E tu come la chiami?

Libertà o solitudine?

Sono andata a fare un weekend con amici, eravamo in sette. Due di loro hanno iniziato a frequentarsi da un po’. Erano sdolcinati e stucchevoli, una coppietta dolce proprio agli albori.

Altri due invece si ronzano intorno da un po’, si stuzzicano e si allontanano, non si capisce se sono fatti per stare assieme o no.

In ogni caso ho due amiche in questa comitiva ed entrambe avevo qualcuno a cui fare effusioni. E questa cosa mi ha scombussolata.

Da una parte ero gelosa, gelosa delle mie amiche, gelosa del fatto che avessero qualcuno a cui dare attenzioni e a loro volta qualcuno che gliele desse.

Invidiosa del loro parlare fitto fitto con questi ragazzi. Mi sono quasi fatta cambiare il mood di viaggio da questa cosa. Io non avevo nessuno con cui fare la piccioncina, a cui tenere la mano nonostante la tenessi ad entrambi gli altri due amici rimasti.

Eppure, per quando mi sentissi infastidita, mi sentivo anche libera. Libera di non aspettare il ragazzo di turno, libera di essere me stessa, di girare in reggiseno senza far geloso nessuno, di parlare e fare esattamente quello che volessi. Libera di fare battutacce, libera di essere SOLA. Una cosa che mesi fa non avrei accettato.

Per quanto mi manchino le attenzioni da coppia, per quando sia ‘invidiosa’ della felicità altrui, forse ancora non sono così pronta a mettermi in gioco come credo, forse sto veramente iniziando a godere ora della mia beata solitudine anche se mi fa paura. Una paura fottuta. Anche se mi vergogno a non avere nessuno perché mi fa passare per la sfigata di turno, quella bruttina senza uno spasimante.

Si lo so, è un retaggio mio, una dannata tara ma è difficilissimo da togliere. Per quanto stia desiderando anche io una complicità, per quanto anche io vorrei sfoggiare un nuovo compagno, un uomo che rappresenti il fatto che ancora qualcuno mi si piglia nonostante il carattere di merda che ho, l’idea di ricominciare da capo, la fatica di un rapporto di coppia, la stanchezza lasciatami dall’ultima relazione, non riesco a cancellarle e mi spingono fortemente verso una bellissima libertà. Ora capisco quegli uomini che stanno bene soli e non cercano nulla.

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Big bang theory, il sesso e mia nonna

Sono uscita con questo tipo due volte, la terza mi invita a casa sua. Ci vado. Sticazzi. Non vedo una minchia da mesi. Ho voglia. Voglia di contatto umano, di coccole, di una sacrosanta scopata. Manco mi ricordo più come si fa.

Mi accoglie in casa e nella TV enorme 5674 pollici sta vedendo big bang theory, mi metto comoda e lo vediamo assieme. Sa le battute a memoria, poi orgoglioso mi apre il frigo dove ha tutto etichettato ed organizzato per scomparti e elenca cosa ha per appuntare un aperitivo per accompagnare la birra che ho portato. Mi sembra leggermente Asperger ma del resto anche io lo sono un po’.

Si sdraia sul divano anche lui, baci, coccole, carezze, non se lo aspettava (me lo conferma dopo) ma finiamo per farlo. Non se la cava male, un po’ troppo movimentato per i miei gusti ma gradevole. La durata è quella giusta. Vengo. Viene. Si sposta, si alza. Commenta soddisfatto.

Poi vede il divano bagnato, prende il panno spugna e lo pulisce, mentre che c’è, strizza il panno spugna e dà una passata anche al bancone penisola dove è rimasta l’impronta delle mie terga. Tutto questo lo fa con il preservativo sempre indossato su un cazzo semi eretto e sotto il mio sguardo basito.

Quando finalmente decide che è il momento di ricomporsi, mangiamo. Inizia a tirare fuori dal frigo ogni ben di Dio e a disporlo, affetta, mette nei piatti, versa, e parla parla parla. Infine carica la lavastoviglie con le cose che abbiamo sporcato, sistema il vetro e l’umido nella pattumiera e per scrupolo tira via due briciole con la scopa. Io tengo un occhio alla serie TV ed un occhio a lui che si muove per casa come se non ci fossi io stesa e seminuda sul divano.

Mi rivesto e me ne vado come un uomo che non ha voglia di trattenersi a lungo, lui mi chiede se voglio anche il dolce. Prendo la borsa e lo saluto. Praticamente mi sono scopata mia nonna al pranzo della domenica. Non posso reggere oltre anche se sta cominciando un episodio che adoro.

Comunque il dolce lo avrei dovuto mangiare, aveva fatto una crema di ricotta e aveva marinato le fragole col il timo.

Per tutto il resto…mi è venuta la cistite.

L’universo non vuole che io faccia sesso.

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La donna troppo

Nella settimana in cui la Palombelli sminuisce il femminicidio se la donna uccisa era leggermente irritante, un po’ spaccacazzi, o forse troppo esasperante, io vorrei parlare appunto delle donne TROPPO.

Ma non il troppo della Palombelli, per carità. Il troppo del mio amico Gabriele, della mia amica Flavia.

Ieri siamo stati ad una serata, c’era la Torino bene e quella universitaria, c’erano baldi manzi e gnocche da paura. Ragazze talmente belle che se avessero indossato un tappeto Ikea sarebbero sembrate top model. Ma loro avevano tacchi e minigonne e io, nonostante indossassi il mio vestito migliore sembravo una piccola salamandra spaesata.

Ecco che mentre tutti gli occhi dei miei amici erano posati su una ragazza dai lineamenti perfetti, dal fisico statuario e fasciata da un vestito GIALLO (che se mi vestissi io di giallo sembrerei polenta e cinghiale) Gabriele dice: non ci proverei mai, lei è impossibile. È troppo. Troppo bella, ti complicherebbe la vita e poi diciamocelo una così, non mi direbbe mai di si.

Quindi lei è troppo bella per provarci, sicché, se Gabriele ci provasse con me, io sarei meno bella, più alla sua portata, insomma una donna media, da sette meno. Buona per la truppa insomma. Per gente che s’accontenta.

Quindi se le gnocca vestita di polenta può puntare al maschio alpha, a me tocca quello omega. (Omegainculata che prendo)

Ma non è il primo troppo che sento questa settimana. Anche la mia amica Flavia è stata definita Troppo. Talmente troppo da fare venire ansia da prestazione a chiunque.

Fa tante cose bene, troppe cose, troppo bene. È indipendente, audace, smart, sveglia. Lo è troppo. Gli uomini si spaventano.

Dovrebbe essere compita, dimessa, misteriosa, pia, forse anche leggermente principessa da salvare, smunta e fragile da sostenere, tenera e impacciata da far sviluppare nell’uomo l’istinto di protezione. Ma con lei non succede, lei è troppo sveglia.

E troppo sveglia e troppo bona e troppo assillante. Le femmine sono sempre troppo. Anche io sono troppo. Mi guardo attorno e vedo le ragazze semplici (perché grazieaddio ci sono anche quelle semplici) trovare l’amore, essere felici con poco, avere gli occhi che brillano e il cuore che batte.

E a me? Altra donna troppo? A me che tocca? Prima mi batteva troppo per chiunque mi desse attenzioni, ora il cuore mi batte talmente troppo poco che a stento mi tiene viva.

Più sei troppo e più vuoi, più prentendi ma le tue aspettative non sono realistiche, la fuori è pieno di donne troppo, che sono infelici e da donne semplici che sono felici. E tu cosa finirai a fare? Ti venderai per fame? Ti accontenterai per un pezzo di pane? Ti troverai un maschio che non potendo ambire al troppo fisico, si prenderà il tuo troppo mentale, che si accontenterà? E tu lo vorresti un uomo che si accontenta di te o per il quale tu sei troppo?

È tutto troppo. Vado a letto

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La parola di Flavia

Era un po’ che non scrivevo il blog, non perché non abbia qualcosa di dire per carità, ma perché negli ultimi tempi cantavo sempre la stessa suonata, quindi per pubblicare qualcosa ma con una voce fuori dal coro, ho chiesto a Flavia di scrivere per me. Ed ecco qui, direttamente dal suo Mac super professionale, il Flavia-pensiero:

Io sono quella dei mazzi di fiori, i maschi che conosco mi regalano piante e fiori al primo appuntamento. Sarà perché sembro fisicamente dolce e carina, sarà che sembro la donna in carriera sicura di sè da conquistare… sarà che sembro una che non la dà alla prima, seconda o terza botta, ah no volevo dire “volta”e per dartela devi essere interessante costantemente… Sarà quel che sarà ma io ricevo mazzi di fiori.

Infatti nelle mie uscite non mancano mai le giuste attenzioni: bouquet, vini, cioccolatini e torte, diciamo che questi uomini si smazzano per creare appuntamenti studiati su cosa può piacermi per far colpo. 

Ecco che con questo andazzo, ho conseguito un master di 5 anni con lode, per frequentazioni divertenti, costruttive MA devastanti di tinder.

La prassi è sempre la stessa: entusiasmo, mazzi di fiori, entusiasmo, cazzi di fuori, entusiasmo, mazzi di fuori, entusiasmo, vita da fidanzati… ma poi? non c’è la scintilla.

Eppure gli elementi per accendere sta scintilla c’erano tutti: mi piaci, non ti manca niente, sulla carta staremo anche bene insieme… ma poi?

E i mazzi di fiori? E la torta che sei andato a prendere ad un’ora da casa tua per farmela provare? E quella pianta? Ma che vuol dire? Che ti piace impegnarti, ma non troppo? Che perdi interesse se lo dimostro io?

Come cazzo (non di fuori) puoi regalare una pianta: viva, che cresce, fiorisce, di cui l’altra persona deve prendersi cura, e il giorno dopo dire non c’è la scintilla? Scintilla di che? Ho fatto qualcosa che non è piaciuto? O c’è qualcosa che non ti piace di me che hai scoperto dopo 3 mesi? E’ colpa mia? Sono fredda? Calda? Troppo entusiasmo? Poco entusiasmo? L’altra chat che hai parallela alla mia va meglio? Sarà il chilo in più, il brufolo sul mento?

Dopo una quantità di domande che ho posto per ricevere risposte inutili, ho smesso almeno di dire che è colpa mia. 

Non è colpa mia!

Sicuramente si meritano di meglio (rispetto a me)…

Rispetto ad una che investe in se stessa e nelle relazioni, amorose ed amichevoli, con la purezza di un bambino entusiasta di conoscere ed impare qualcosa di nuovo. Io non aspetterò mai le due ore prima di risponderti se il messaggio l’ho visto. Anzi io aspetto il tuo messaggio e io ti rispondo… perché io investo in me nel relazionarmi con te. E se tu non cerchi questo… o semplicemente non ti senti in grado di fare lo stesso e non ti senti all’altezza…

Beh, ti meriti di meglio…

Ti meriti sicuramente qualcosa di più semplice e facile, rispetto che trovarti davanti ad una che ti sceglierà ogni giorno e non per abitudine ona casaccio, ma perchè ne vale la pena.

Ne vale la pena come ne vale doversi prendere cura di una relazione con lei ogni giorno, un po’  come ti prendi cura quella dannata pianta.

Comunque adoro le orchidee bianche…

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Smarginarsi

È un po’ che scrivo sempre la stessa cosa e per quanto ne abbia ancora sullo stesso argomento, oggi cambio genere. (Scrivo per mettere nero su bianco i miei o gli altrui pensieri e allinearli come perle di una collana ma questo lo avrete capito)

Ieri ho visto gli amici di una volta, quelli che rivedo quando vado in Sicilia, quelli con cui sono amica da sempre ma incontro 2 volte l’anno e mi è sembrato tutto così strano. Dentro di me mi sembra di incontrare gli amici di una vita e mi sembra che siano rimasti sempre come 20 anni fa eppure non è così, siamo tutti cambiati, peggiorati, estraniati, come se non avessimo più nulla in comune.

Chi ha fatto due figli, chi si è sposato, chi ha guadagnato l’agognato matrimonio gay, chi è partito lontano e quando torna non si riconosce più nella sua terra natia.

Quindi ieri sera ho avuto come un episodio di smarginatura, come se avessimo perso tutti i nostri confini, la nostra personalità, il nostro essere ragazzini. Come se, crescendo ci fossimo imbruttiti, fossimo diventati nevrotici, come se ci dovessimo vedere non per la bellezza dell’incontro ma perché si deve. Come se avessimo chiuso i nostri problemi e le nostre quotidianità per due ore ma quelle bussassero e fuoriuscissero lo stesso.

Non ci riconosciamo più, non sappiamo più cosa dire. Non ha più senso anche ricordare il passato, è come se non ci appartenesse più.

Eppure non li vuoi lasciare perdere, loro sono il tuo passato, il tuo documento che attesta che riesci a tenere amici da anni, il tuo background sociale, la dimostrazione, purtroppo, che anche tu sei cambiata.

Ma cosa sei diventata? Chi sei? Migliore o peggiore? Realmente cambiata o quella di sempre che non cresce mai? Quella che fa carriera? Quella che ha la vena artistica ma morirà piena di gatti? Quella che, nonostante tutto, tiene unite le fila del gruppo? Anche tu sei cambiata, te lo dicono loro, dicono che sei diventata come tua madre. Ridete. Vorresti essere sicuramente migliore di 20 anni fa, una persona sicura e certa, dritta verso un obiettivo, consapevole ma che non ha perso il sorriso.

Ma loro ti guardano e ti dicono che trapeli ansia e delusione. Con una panatura di negatività.

Porca troia.

Dai, quando rientri ti metti a dieta e inizi a fare quei corsi sulla teoria dell’attrazione, che pure la Ferragni se li fa. E la prossima estate… La prossima estate te ne vai in Grecia dove non ti conosce nessuno e vaffanculo.

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Te amo te quiero…tequila

Quante volte ci è capitato di vedere una conoscenza svanire nella nebbia? Dissolversi nel vento? Sciogliersi con neve? Insomma ci siamo capiti, gente che non da peso a nulla, che vive le emozioni come se facesse la spesa al Lidl.

Da quando bazzico sulle app per incontri ormai ci ho fatto quasi il callo al ghosting. Ho imparato a gestirlo senza la voglia di andare sotto casa del tipo e fraccarlo di mazzate chiedendo una motivazione.

Quello che ancora mi lascia irritata, anzi che mi cambia proprio l’umore è quando una persona parte in quarta e poi frena di botto. E tu lo vedi che frena, rallenta, scala la marcia. E tu che eri abituata ad avere le sue piccole attenzioni, ad un certo punto ne sei priva e ti trovi a guardarti intorno come il meme di John Travolta.

E ti domandi se hai sbagliato qualcosa, perché hai sempre un focus esterno e per te la colpa è sempre tua. Quando capisci che non hai commesso reati ma è una cosa tipica maschile partire sparato, promettere mari e monti, corteggiare come un pazzo per poi lasciarsi morire, inizi a pensare di poter usare strategie per mantenere vivo il fuoco della conoscenza. Lui ti interessa quindi va, insomma, ti impegni.

Lo cerchi meno e ti fai desiderare, e lui non ti caca di striscio, lo cerchi di più e ti fa capire che sei quasi fastidiosa. Arrivi ad uno stallo. Non sai che fare. Lui non ti da indicazioni. Dovresti non fare nulla, lasciare che le cose facciano loro corso, finché la barca va lasciala andare e se son rose fioriranno ma no. Tu sbrocchi. Sbrocchi perché non può sempre andare tutto a puttane. Sbrocchi perché non sai lasciare andare, sbrocchi perché dipendi ancora dalle attenzioni di uno che hai visto due volte, sbrocchi perché lui ti aveva fatto capire che c’era interesse ma è più moscio di un gelato fuori freezer. Sbrocchi perché lo pensi più di quanto lui meriti o lui pensi a te. Sbrocchi perché questo copione lo conosci e finirà con l’amaro in bocca (ancora e ancora). Sbrocchi perché ti fai cambiare l’umore dal primo che passa e che è il meno peggio di quelli che sono passati. Sbrocchi perché ti senti presa per il culo e non sai bene cosa fare. Ribolli dentro. Vorresti scrivergli che non gli vuoi più scrivere perché lui non ti scrive ma è il caso? Quando è il caso? Vorrei un libretto delle istruzioni che mi spieghi cosa devo fare, anzi vorrei qualcuno che mi buttasse il telefono al grido di: LASSILU FUTTIRI (lascialo perdere).

Quindi lo chiedo a voi.

Nella mia testa, se una persona mi vuole conoscere mi cerca, mi domanda, mi sprona. Ma magari sbaglio io, magari sono troppo concitata, magari sbaglio a pretendere, magari devo prendere tutto Easy. Eppure sento che invece non sbaglio. Non so se sono le app di incotri, se sono loro o se sono io. Fatto sta che sono davvero delusa. Come se fossi sempre lì per afferrare un pezzetto di felicità è che questa si sgranasse tra le mie mani.

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Mazzi di fiori e cazzi di fuori

C’è che mi sono rotta i coglioni. Mi sono rotta i coglioni di ripetere sempre lo stesso canovaccio con lo stesso esito.

La mia amica trova solo ragazzetti carini che le portano bouquet (ma poi spariscono nel nulla) io solo allupati o persone che non riescono a reggermi per due appuntamenti (manco fossi una serial killer)

Di solito mi imbatto in questo genere di conversazione:

Non cerco nulla di serio


Non sei tu è il periodo

Non mi innamoro più

Voglio una scopamicizia

Non è scattata la scintilla

Credo che vogliamo cose diverse

Ho l’ormone in subbuglio ci vediamo per del sesso orale?

Sicuramente io commetto sempre gli stessi errori e se li commetto non posso avere esiti diversi però c’è da dire che sta gente che conosco è veramente senza senso.

Sbaglio il filtro? Sbaglio il canale? Sbaglio il modo? Dovrei pazientare? Dovrei accontentarmi?

Faccio davvero una fatica infinita ad investire continuamente su persone che non fanno altrettanto. Che non prendono la briga di conoscere, che spariscono nel nulla. Sarà che ho talmente tanta fame di attenzioni e affetto che appena vedo qualcuno che mi dà due sensazioni in più io parto in quarta e lo spavento.

Sarà che per fare capire ad una persona che non ho grilli per la testa, gli dico di avere intenzioni serie e quello fraintende e pensa che io sia una pazza che si prende il primo che passa.

Sarà che non so proprio come si faccia ad interessare e ad essere interessanti

Sarà che ho mille mila paletti davanti a me e nonostante tutto mi prendo sempre di quelli che dovrei scartare.

Sarà sarà sarà… Che non sono mai stata così tanto tempo single, sarà che sono convinta di essere speciale e poi sono una delle tante, sarà che quando l’amore viene il campanello suonerà ma finora sento solo un gran frastuono di cose che cadono per terra e di solito sono i miei coglioni.

Sarà che non mi basto quando dovrei capire che non ho tempo manco per me, sarà che non è mese, anno, lustro.

Sarà che dovrei smettere di cercare e cambiare atteggiamento eppure mi viene automatico.

Sarà che dovrei disintossicarmi ed invece cerco una dose che manco i ragazzi di San Patrignano, una dose che dentro di me spero mi faccia stare bene ma che in realtà boicotto con tutta me stessa.

Mi fa paura un futuro da sola.

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Brutto anno per l’amore

Siamo a metà anno e posso dire fermamente di aver ritrovato me stessa, di stare bene, di fare un mucchio di cose e di aver trovato amici meravigliosi. Eppure, eppure qualcosa manca. Sì, mi manca il battito accelerato del cuore, mi manca qualcuno che mi scelga, mi preferisca, mi voglia bene e si senta preso da me.

Ho dato spesso la colpa a me stessa ad inizio anno, non ero pronta, era presto, sbagliavo approccio ero confusa. Adesso invece so che cosa voglio e voglio una persona che mi stia vicino, una con cui condividere qualcosa. E ovviamente, ora che lo so, non la trovo peggio di prima.

Il problema è che tutte le persone che incontro non sembrano mai interessate a me. O ce n’è un’altra, o non si prendono bene o non è il periodo giusto, o si sono appena lasciati e si vogliono divertire, o sono traumatizzati e non vogliono impegnarsi, o non cercano nulla di serio e se lo cercano… Non con me.

Mi è capitato un episodio buffo in questi mesi. Sono uscita con questo ragazzo ben 7 anni più piccolo di me, ho imparato a non dare troppo peso all’età, a superare questo limite che prima mi ponevo. Ebbene, lui mi ha chiaramente detto che cerca una cosa seria ma non con me, perché per lui la differenza d’ età è un problema.

Metti che mi debba presentare a sua mamma? Metti che voglia dei figli? Io con 7 anni in più vado bene per una scopata ma non per qualcosa di serio.

Ora, io che sto cercando di togliere in po’ di paletti che avevo messo lungo il mio percorso, davanti ad una simile dichiarazione, cosa dovrei fare? Rimettere subito i paletti, darmi ragione e chiudermi a riccio? Fargli capire che è un emerito coglione? Che la mia amica ha 11 anni di differenza col suo compagno e che se una cosa interessa, si superano i limiti?

Non so, sembra che appena io mi sia aperta al mondo, il mondo mi abbia voltato le spalle.

Ogni volta ci resto sempre un po’ più male, ogni volta perdo un pezzetto di fiducia in più.

Sto bene anche da sola, adesso lo posso dire, ma ammettiamolo, io voglio vicino a me una persona. E questa cosa mi fa vivere come se mi mancasse sempre un pezzetto.

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Non sei tu

F. Arriva da me dicendo che stavolta pancia e testa si sono incontrati, che lui è bello, intelligente, divertente, alto e pure posto fisso. Che sono usciti assieme, si sono baciati, si sono rivisti, hanno riso, sono andati a letto assieme e non c’è nulla che possa fare capire che questa conoscenza possa andare male.

Non dico che sia presa come una quindicenne, perché sarebbe prematuro ma è illuminata da quella luce, simile però a quella in fondo al tunnel del disagio. Ma non voglio fare la cinica, forse finalmente ha trovato un tipo decente. Sono felice per lei.

7 giorni dopo…

F. Arriva da me. Abbastanza scossa. Non è andata bene, lui vedeva anche un’altra ragazza e ha preferito l’altra. Lei ride amaramente ma si sente umiliata, sbagliata, si sente sempre quella non scelta dalle feste delle scuole elementari in poi, sempre quella costretta a mettersi in mostra per ottenere qualche briciola a stento. È triste, succede quando ti metti in gioco. È amareggiata, ci aveva sperato. È delusa perché lui sembrava quello giusto. È incazzata perché non è stata lei la scelta.

Ha lo sguardo perso dentro un piatto di pasta ormai fredda e dice: <Non siamo mai quelle al primo posto, non siamo quelle per cui lasciano le mogli, quelle per cui cambiano paese, quelle per cui prendono la macchina e vengono sotto casa tua solo per un bacio, quelle per cui perdono la testa.

Nessuno perde la testa per noi. Dove sbagliamo amica? Siamo noi? Sono loro? È il periodo storico? Mi sento inadatta, fallimentare, sento che le storie portate a casa finora sono state frutto di una botta di fortuna, come se quello persone che ho avuto non volessero stare con me e io le avessi incatenate in cantina, perché forse nessuno vuole stare con me, avrò qualcosa che repelle, che non attiva, che fa scegliere tutti e non me. Mi sento brutta, indesiderata, fastidiosa perfino. Forse non sono fatta per i rapporti di coppia e mi sto forzando per non crepare da sola>.

Le tolgo il piatto di pasta, le avvicino il vino. Non so risponderle. Le mie relazioni sono tutte un equilibrio sopra pa follia. Arriverà qualcuno che ci prenderà come siamo? Che sarà pazzo di noi (e noi di lui)?

Non ci resta che sperare, del resto è l’amore muove il sole e l’altre stelle

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Odore di città

Che belle quelle serate in cui il tipo va via e tu, in mutande e maglia del pigiama, ti affacci dal balcone a farti l’ultima goccia di vino rimasta nella bottiglia. Respiri il profumo di pioggia imminente che la sera si sente nella tua città e ti godi il silenzio interrotto dai tram sporadici. Odori e rumori di città, una città che ami e odi esattamente come ami e odi te stessa.

Ridi però, sei felice, ti senti piena, completa, per una volta ti basti. È tardi ma pazienza, anche se domani ti alzi presto, sticazzi la vita è una e resti ancora un po’ sul balcone. A piedi scalzi, mentre gatto si struscia e ti chiede di andare a dormire.

Pensi a quali viaggi farai appena prendi le ferie e al culo di Andrea che così belli non ne hai mai visti. Sembra fatto col compasso e fanculo se gliel’hai data al secondo appuntamento, si, fanculo. Se non ti cerca, pazienza ormai hai imparato ad infischiartene, se ti prende solo per una da scopata, pazienza, quando non ti va più lo saluti. E se invece nonostante tutto deve andare, andrà. Andrà e sarà tutto nuovo, perché tu sarai nuova, perché hai fatto un patto con te stessa, perché ti vuoi bene o per lo meno ci stai provando. Perché stai imparando ad esserci per te e rispettarti.

Fisso ancora un po’ la luna, poi la finestra illuminata di fronte a me, chissà che fanno dietro quel vetro. Pensi a lui che ti bacia quando passa la tua canzone preferita e tu gliela canti a fior di labbra. Ti fa ridere, ha un buon odore. Bevi l’ultima goccia direttamente dalla bottiglia. Brindo alle chiappe perfette di Andrea e brindo a me che sto cambiando ma non troppo e vorrei cambiare un po’ di più.

Cheers.

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Ormeggi

Riempio vuoti con gente che capita, mangio relazioni passeggere come una bulimica. Non riesco a stare da sola eppure quando sono sola ci sto bene. Mi preparo psicologicamente a restarci del tutto, a togliermi di metto gli ultimi strascichi di inutili frequentazioni che restano come cola sulle dita ma poi ho paura. Paura di non uscire più dalla solitudine, di abbrutirmi, di non trovare più la persona adatta, paura di voler fare qualcosa ed essere sola. Non sono mai stata realmente sola. Che paura mi fa? Se non mi purifico, se non sto bene con me stessa continuerò a prendere pezzi sbagliati di puzzle e infilarli a forza nei buchi solo per finire il lavoro, solo perché una relazione mi farebbe sentire meglio, perché si deve, perché così mi rassereno. Come se fosse un contratto di lavoro o la fine del mutuo. Ma nello stesso tempo sono certa che non sono pronta a ricominciare, ad investire, a dividere la mia vita con qualcuno che non sia uno che mi faccia perdere la testa. Sono in bilico, sul baratro, se faccio un passo vado giù, sprofondo in me stessa voglio lasciarmi andare eppure creo corde di relazioni inutili che si assottigliano sempre di più e mano a mano che si assottigliano io ne aggiungo altre per paura. Quanto costa lanciarmi? Eppure se non imparo a stare bene con me stessa non starò mai bene con gli altri. C’è gente che passa anni da sola prima di trvare qualcuno e tu non ti sei data neppure un mese? Viviti senza tare, senza gente, senza messaggi, dipendenze. Molla gli ormeggi, fa paura lo so ma hai superato di peggio. Impara a dire ‘sono sola’ , impara a fare le cose da sola, impara ad amarti che non lo fai abbastanza.

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Trovi un altro più bello…

Hai finalmente accettato ed apprezzato la tua condizione da single, sai che quando vuoi puoi pescare (quasi) tutti i pesci del lago, mare e pure oceano. Ne trovi uno che ti sembra un pesce discreto e hai fame. Saresti anche lì lì pronta a ritirare la canna e andare a casa a cucinartelo. Vedere come viene al cartoccio o alla griglia. Sai che non è un gran pesce ma potresti anche gustartelo per bene e con calma eppure che fai? Resti la, con la canna in mano e dici: e se dentro il lago ce ne fosse uno più grosso? Più bello? Più buono e succulento?

Sei combattuta tra il pescetto nel secchio e tutto il mare a tua disposizione. Sai anche che se perdi troppo tempo a cercare altro, il tuo pescetto potrebbe andare a male. Eppure continui a pescare.

In una società dove conoscere nuove persone in chat è strafacile, avere sempre la voglia del pesce migliore è ormai quasi assuefazione. Non ci accontentiamo mai del pescetto, anche se potenzialmente potrebbe essere un buon pasto eh.

Se noi abbiamo a disposizione tutto un buffet marino, continueremo a cercare e cercare. Tanto è facile, tanto me lo merito un buon salmone selvaggio pescato a lenza dal barcaiolo sapiente. Cerco e non mi godo cosa ho. Direbbe una vecchia saggia. Ma se invece, dovessimo proseguire la pesce per scegliere il pesce migliore? Se non dovessimo accontentarci? Se dovessimo cercare il pasto perfetto anche a costo di sentire troppo la fame?

Vi accontentereste di una cosa che vi fa stare bene anche se non UUUUUAAAU? Di una cosa tranquilla, pacata che vi potete portare dietro a vita a discapito di qualcosa che vi possa sconvolgere? Vorreste qualcuno i cui messaggi vi fanno sudare le mani? O qualcuno che sapete vi darà il buongiorno scontato. Vi fa piacere ma è scontato, nessuna sudorazione accompagnerà quella frase scritta. Volete la conquista faticosa di una vetta accettando il rischio di graffiarvi le mani e il cuore o una bella passeggiata rilassante in pianura? E se vi pentiste di esservi accontentati? Di esservi dissetati subito alla prima fonte? E se di fonti successive non ne trovaste più? Meglio un WOW o un OK?

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Just dick

Da quando anche noi donne abbiamo sdoganato la botta e via, da quando abbiamo finito di fare le principesse infastidite dal pisello sotto il cuscino, di aspettare il terzo appuntamento per darla e abbiamo iniziato a farci il trombamico, siamo decisamente più libere. Perché il sesso è bello e non è corretto privarcene in nome di vecchi precetti medievali per i quali se la donna la da e le piace pure è na zoccola.

Io e le mie amiche quindi, quando riceviamo a casa il trombamico, in codice diciamo che abbiamo ordinato il manzo su JUST DICK. E giù a ridere come delle galline sguaiate. Ora, quando ordini il manzo non sempre sai se il ristorante a cui ti sei rivolta lo fa buono… Può arrivarti il manzo sapiente che ti sposta gli organi interni a colpi di cazzo. Può arrivarti quello che ci sta un po’ a carburare ma a furia di ordinarlo inizi a prenderci gusto e lo richiami senza pretese ogni volta che ti va.

E poi c’è quello che ricorda un po’ i meme che ti descrivono il prodotto quando lo vedi su Amazon e quando ti arriva da wish, la versione brutta e da quattro soldi.

Lui ti dice che ti farebbe, che ti direbbe, come ti smonterebbe, dove ti appiccicherebbe e poi… Non lo fa.

Ti sei preparata alla lotta nel fango, ad un pomeriggio di allenamento duro e tosto e trovi uno per cui il sesso non è cosa sua. Non riesce, si impegna, carica, stantuffa, ansima, sale, scende, ma è tutto inutile, non ti fa venire.

E quindi il manzo ordinato non è all’altezza della fame che hai e ci resti male. Ma male male. Per una volta che anziché la signorina per bene, fai il troione pazzo, ti capita quello che ha abbaiato per due settimane e alla fine ti ha morso poco e male.

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Nuovo o usato garantito?

La mia fascia d’età è senza speranza. I porno non calcolano le trentenni. O sono tutte milf o sono tutte teen. Stessa cosa coi rapporti sentimentali. I maschi della mia età o sono sposati con figli o separati con accollo. E se sono liberi, dio mio, chiedetevi perché. Quindi che fai? Ti prendi un usato garantito che, per quanto abbia già vissuto matrimonio e convivenza, per quanto abbia mollato o sia stato mollato e quindi abbia comunque delle tare, in qualche modo, il fatto di essere stato già di qualcuno, garantisce che non sia un perfetto squilibrato sociopatico?

Oppure ti butti sulla categoria dei ragazzini e te li prendi di quasi primo pelo? Neo trentenni che non hanno mai convissuto e non sanno stirare una camicia? Ma freschi e vergini dalle tragedie amorose allo stesso tempo? Magari fisicati ma fissati con le proteine in polvere, divertenti sì ma che ti trascinano a ballare a te che vorresti solo vedere cepostaperte?

Cosa vorresti fare? Iniziarne uno alla via dell’amore, non sapendo cosa di aspetta? Anni di tavolette alzate perché nessuna donna li ha mai cazziato a dovere? O prenderti uno che sa passare l’aspirapolvere ma anche gli alimenti alla ex?

Un giocatore accanito di playstation ma che a letto ti ribalta (sempre se ha avuto le giuste esperienze formative) o un canottierato che Peroni gelata e tutto libero, guarda la Juve e si avvicina lentamente alla prescrizione del prostamol? (oppure che ti ribalta perché ha esperienza maturata ma ahimè queste gioie a me mai)

Ovviamente tra i due antipodi esistono diverse sfumature di persone che possono essere normali, offrire tutto e niente, che possono dare l’esatto opposto di quello che ho detto or ora ma io debbo imbrattare carte e stimolare risate sicché devo giocare di stereotipi.

Quindi trentenne in boccio ma a scatola chiusa lontano dai tuoi argomenti e modi o quarantenne un po’ andato a male ma garantito da qualcuna che c’è stata prima di te e bene o male affine ai tuoi ritmi? E sì, non sfragnate il cazzo con i fatto che la virtù sta in mezzo, e trovatemelo voi sto mezzo!

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Liste e farfalle

Ho chiamato all’appello P., F. e pure R. per dissipare i miei dubbi e tutti quanti non hanno avuto remore nel rispondermi allo stesso modo.

Cosa ho chiesto loro? Ma ovviamente cosa sceglierebbero tra: la persona perfetta sulla carta, quello con un curriculum di tutto rispetto, quello che ha tutto quello che ci serve per essere felici ma che non ci fa battere il cuore più di tanto. Che ci si può anche pensare di stare ma in una relazione ‘normale’, tiepida, mediocre, bella ma non bellissima. E uno di quelli che invece ci fa battere il cuore, non ci fa capire nulla, ci fa sudare le mani, e ci fa sentire tutte le farfalle di questo mondo. Al ragù e non. Ma che non ha nulla di quelle caratteristiche che possono farci stare serene, agiate, con una prospettiva di futuro.

Ovviamente ho detto loro che dovevano rispondere nell’ ottica della mia veneranda età e delle mie pregresse sofferenze.

E niente, tutti e tre hanno detto che se fossero loro stessi ma pure se fossero me, sceglierebbero sempre e comunque le farfalle nello stomaco. Sempre e comunque il batticuore violento e carnale, l’innamoramento totalizzante senza capo né piedi. Preferirebbero mille volte questo all’accontentarsi di un tiepido e pallido sentimento basato sul fatto che lui possa avere le caratteristiche socio-economiche, estetico-simpatiche che ci farebbero campare tranquilli. Che ci da la convinzione di non sbagliare, di non fallire.

Quindi per loro è meglio un amore che piuttosto ti strappa da dentro e ti rimescola, all’ accontentarsi di un amore buono su carta. Su lista. Anzi mi hanno proprio detto che le mie inutili liste le posso ficcare in culo.

Allora io ho rincarato la dose. Quel prototipo di amore su carta, è veramente accontentarsi? O ad una certa età bisogna prendersi la cosa meno peggio? Quella che non ti devasti ancora e ancora ma che ti faccia campare tranquillo? Quella che più si avvicina ad una persona per bene che condivida con te gusti e caratteristiche? Quella che ti dà un senso di conosciuto e tranquillità?

Sì, è accontentarsi, perché come dice P. l’ amore non ti arriva piano piano, piano piano ti sale solo la sbornia da birra. Se una persona ti prende, lo senti subito, altro che farfalle, hai un allevamento di tonni a pinna gialla nello stomaco. E se non lo senti, ti stai solo tappando un buco di solitudine col primo che ti sembra a posto. Ed è così.

Perché hai la possibilità di cercare una persona che stavolta ti debba soddisfare per sempre, che debba tenerti testa, che debba essere come lo hai sempre voluto, perché stavolta sei libera di scegliere, sei padrona della tua vita ma alla fine per stanchezza ti prenderai il primo che non ti tratta a merda e finirai per forzarti di innamorarti.

E avresti potuto avere di più? Avresti potuto avere meglio? Ti saresti innamorata in maniera passionale ma avresti sofferto? Sei stata frettolosa?

Oppure il sentimento può anche nascere piano piano e non per forza deve essere struggente come quello dei film? Aberrante e totalizzante. Può esserci un amore studiato a tavolino? Posso innamorarmi di una persona mano a mano che spunto le caratteristiche della mia lista che lui ha?

No?

Cazzo!

(da leggere ascoltando ‘ferma a guardare’ dei pinguini tattici nucleari)

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Spin-off Di Ghosting

Stamattina sono uscita con P. e gli ho raccontato l’articolo di ieri. Da bravo uomo mi ha dato il suo punto di vista. Avrei voluto scrivere il pezzo mentre lui parlava, ma narra le cose talmente bene che ascoltarlo è un piacere. Ora spero di non aver scordato nulla di ciò che ha detto.

Per lui il Ghosting non è negativo, per lui è un modo elegante per dirti in maniera paraverbale che non è interessato. Senza la crudezza delle mie parole suggerite ieri. Perché- dice P. -Che ce ne facciamo dell’ennesima persona che ci dice che non siamo interessanti? È meno dolorosa una sparizione di una spiegazione.

Ma aggiunge anche che è un fenomeno che si presenta in questo particolare periodo storico in cui abbiamo bulimia di relazioni. In cui tra social e chat abbiamo la possibilità di sentire, vedere e frequentare tante persone, più di quante in realtà né potremmo gestire. Questo spinge la persona ad entrare spesso nel panico per la troppa abbondanza e chiudere tutto di botto per paura. Chiudere e arroccarsi, chiudere per difendersi, per impossibilità di proseguire. Perché non avendo stabilito delle regole di ingaggio, uno si era magari preso e l’altro no.

Ovviamente siamo sempre la, uno sparisce quando non ha interesse, quando ha per le mani altra gnagna che non impegna, o qualcuno che si è classificato prima di noi.

Quindi se la prima regola della comunicazione è che non si può non comunicare, anche la sparizione è una comunicazione. Quella persona ci sta dicendo che non siamo importanti, che non ne valiamo la pena. E noi ci possiamo raccontare che eravamo troppo o sentire che eravamo troppo poco ma in fin dei conti va bene così.

Forse ho ragione io, forse ha ragione P. Il risultato non cambia. Se sparisce non è quello per te. Non cambierà in corso d’opera, non lo redimerai, né lui si ravvederà. Le cose assurde succedono solo nei telefilm. Se lui diventa fantasma chiama i Ghostbusters e fallo risucchiare via dalla tua vita.

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Ghosting

Gli inglesi lo chiamano Ghosting. In italiano si dice sparizione. Nella mia testa è mannaggiachitemuort.

Cosa vuol dire fare Ghosting? Conosocere una persona, per un appuntamento, due, magari avere anche un flirt più lungo e poi sparire. Sparire senza una parola, bloccarla sui social, o semplicemente buttarsi latitante come il più bravo dei Toto’ Riina. Succede specialmente con le persone conosciute sulle chat, siccome mi sono apparse tanto facilmente, tanto facilmente io posso sparire, come se dall’altra parte non ci fossero esseri umani con sentimenti e dignità. Pensavo fosse un fenomeno prettamente maschile, di quei maschi che non hanno le palle di dirti che hanno preferito un’altra a te o che non sono pronti per qualunque cosa vada oltre un pompino, perché non se la sentono. Invece scopro che sono anche le donne che per scaricare senza troppe motivazioni, spariscono. Donne che si fanno prendere dalla fame di affetto e poi si rendono conto di dover tornare a dieta.

Lo capirà, si dicono, anche se mi cerca poi si rende conto e sparirà anche lui, tanto non gli devo nulla.

E no! E no! Dietro ad un telefono e soprattutto ad un appuntamento, ci sono persone. Persone con sentimenti e pensieri. Persone che se sparite ci restano male, o si sentono in difetto, che vi chiedono una spiegazione giustamente, perché serve anche a loro capire cosa è successo. Persone che non si capacitano del fatto che ieri eri a casa loro e parlava di un secondo appuntamento e due giorni dopo non risponde ai tuoi messaggi.

Il Ghosting può avvenire graduale, i messaggi che ti manda si affievoliscono, ti risponde solo se lo cerchi tu e se molli, lui sparisce.

Oppure può latitare senza mai nemmeno rispondere o addirittura bloccarti pure, con buona pace della tua rabbia.

Oppure ti dice allentiamo un po’, ma sì che ci vediamo, però sono impegnato, oberato, esasperato e poi va in off, per sempre.

La cosa brutta è che di solito da alcuni di loro non te lo aspetti. Se il flirt va in stallo, ti immagini un dialogo di presenza dove vi chiarire, vi prendete le responsabilità e un po’ più tristi ve ne tornate a casa, la sparizione invece è impestata, crudele, egoistica e soprattutto non consente di capire dove si è fallito e lascia solo sulle tue spalle la brutta sensazione di non essere piaciuto, di non aver suscitato interesse, di non essere stato all’altezza, di essere stato perfino preso per il culo fino a 20 minuti prima.

Ragazzi ma che vi costa, prima di sparire, usare la consueta frase – scusa non sei tu sono io?- -scusa la verità è che non mi piaci abbastanza?- cosa credete che vi si chieda gli alimenti?

La sparizione dovrebbe essere punita per legge come la latitanza. Tutti coloro che lo fanno come sport pensando che dall’altra parte non ci sia una persona che ci resta male dovrebbero subire lo stesso trattamento . Io chiedo ufficialmente scusa se qualche volta mi è capitato di sparire senza dare spiegazioni, non ne ho avuto il coraggio o forse non volevo rotti i coglioni (e queste sono di solito le due motivazioni più plausibili) ma questo non condona il mio comportamento. Anche perché se non impari a dire le cose, non cresci.

Imparare a prendersi le proprie responsabilità aiuta a diventare persone migliori, il Ghosting invece ci fa diventare solo più merde e riduce la fiducia nel genere umano.

La mia pazienza è appesa ad un filo e io sono anche sovrappeso. Regolatevi

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Due di picche

È passata a trovarmi A. Le ho fatto una tisana rilassante appena ha messo piede dentro casa mia ma non è servita. Era furente e ho dovuto tirare fuori i biscotti per calmarla, lanciandoglieli contro per paura di avvicinarmi troppo.

Mi sono rotta il cazzo- ha detto- mi sono rotta il cazzo dei maschi che non ti danno il due di picche.

Ho sperato di aver capito male, invece ha continuato.

Se esco con te, se la serata va bene, se mi scrivi una volta a casa, se mi chiedi di rivederci ancora perché poi sparisci? Piano piano, un poco alla volta, un messaggio in meno al giorno, come i sorci che rubano il grano.

Ma la cosa piu’ irritante e’ che se ti scrivo io, mi rispondi felice e saltellante come una capretta tibetana, mi rinnovi l’appuntamento per rivederci (senza mai darmi un giorno) mi mandi vocali con acuti strillanti di felicità ma poi sparisci nuovamente.

Ma mi stai prendendo per sfinimento? Aspetti che io alla lunga non ti scriva più? No perché io potrei romperti il cazzo fino alla pensione solo per il gusto di vederti crollare eh.

Ma almeno dimmi che non ti interesso, che hai altra gnagna per le mani, che non ti sono piaciuta ma non sai come dirmelo, che sei troppo emotivo per affrontare il discorso. Troppo pusillanime darmi un due di picche e quindi sparisci. Ti prego fai lo stronzo onesto. Dammi sto cazzo di due di picche, mollami, stroncami, devastami ma non lasciarmi appesa. Non dirmi ‘certo che ci vediamo, come la prenderai la pizza a cena, oddio come sono stato bene con te’ solo quando io ti scrivo e poi sparisci. Perché per me non ha senso! È confusivo. Capisco che c’è disinteresse ma solo perché ormai sono una veterana, perché tu, caro mio mi fai capire tutt’altro. Ma perché fate così? Ma di che avete paura? Che se ci direte che non vi piacciamo o che avete altro per le mani, noi ci strappiamo i capelli? Vi ammazziamo la famiglia? Ma che traumi avete avuto in passato? Perché date la colpa al troppo lavoro? Quando noi lavoriamo quanto voi, puliamo casa, pisciamo il cane eppure un buco per voi lo troveremmo? Perché non ci sbattete in faccia il vostro sano disinteresse invece di farcelo indovinare come se giocassimo a Tabù? Perché minchia non ci riempite la buca di carte di due di picche affinché il vostro rifiuto sia palese e ridondante ed invece ci confondete e ci date briciole insulse del vostro tempo? Ma ci fate così cretine? O siete davvero senza quelle amate palle che tanto rimescolate dentro le mutande?

Onestamente non le ho saputo rispondere ma so che ci siamo mangiate un pacco da 350 grammi di pandistelle farlocchi, le unghie e pure il fegato.

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Equazione di secondo grado

Avete presente quando la prof. Di matematica vi assegnava le equazioni e voi iniziavate a farle carichi a molla perché avevate capito il procedimento ma a metà non vi risultava un cazzo? Vi sballava tutto? Capivate già che non eravate capaci di andare avanti?

Ecco ad alcuni succede questo anche nelle relazioni. Arrivano ad un punto in cui non sanno cosa devono fare. Fino a due giorni prima erano convinti di aver in pugno la situazione e poi invece restano bloccati davanti alla x elevata alla seconda.

E sapete quando succede? Quando una persona ci piace.

Ma ieri mi ha scritto così poco? Ma il buongiorno glielo devo dare? Sto sembrando troppo interessata? E quando mi chiederà di uscire di nuovo? E stata vedendo altre? E cosa devo fare adesso? Farmi corteggiare, desiderare o essere presente e creare un legame?

Ecco in questo momento stai provando tutte le combinazioni possibili per risolvere l’equazione perché tu vuoi arrivare al risultato e vuoi che sia giusto ma qualsiasi mossa fai, sembra sbagliata. Provi col meno? Facciamo una radice quadrata? Mi aiuto con la calcolatrice? Come si fa a passare alla riga successiva dell’equazione? Devi capire e farcela da sola, è già successo altre volte, solo che sta volta vai nel panico. Ti blocchi, hai paura di fallire. Allora ne cominci un’altra, con la speranza che questa risulti e poi ti blocchi sempre allo stesso punto.

Ti blocchi quando non capisci lui cosa vuole, quando è troppo presto per avanzare pretese ma ti piace e non vuoi scendere a compromessi e perdere troppo tempo, quando sei in quel limbo delicato, in piedi su un filo di ragnatela e non sai cosa devi fare.

Giusta strategia è stare fermi e fare fare agli altri, piuttosto copiare domani dalla compagna e capire il procedimento. Aspettare, riprovare

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Legnate sui denti

Le mie amiche odiano il mio ex. Forse lo odiano più di me. Lo odiano perché mi hanno dovuta raccogliere a cocci anche quando ho fatto finta di essere intera.

Oggi le mie amiche mi hanno cazziata perché mi hanno detto che a lui l’ho fatta passare liscia, che non mi ci sono incazzata abbastanza, che ho incassato senza battere ciglio, che non gli ho fatto passare le pene dell’Inferno per quello che mi ha fatto. Che potessero venire loro da me, lo prenderebbero a bastonate al posto mio.

E mi sa che hanno ragione. Ho voluto fare la superiore, quella che non si piega, quella che si rifà una vita, quella che non si fa vedere sofferente, che non ti grida contro tutto lo schifo che fai. Quella che soffre composta come una giapponese. Che non ti buca le ruote perché dai, poverino non si fa. Che non ti butta dal balcone tutto quello che hai di più prezioso perché tanto che ci conclude.

Eppure forse dovevo farlo. Fargli capire quanto è stato profondo lo squarcio che mi ha fatto e quanto lui sia un guscio vuoto senza anima che vaga come un spettro senza pace in attesa di fare ancora lo stesso errore.

Gli ho scritto una lettera mesi fa, per provare a dirglielo e mi ha risposto. Ho pianto. Ho dipanato la matassa ma non sono guarita. Non posso ancora guarire finché lo avrò sotto il naso, finché ci parleremo, finché lo vedrò provarci con le altre davanti a me.

Forse si, avrei dovuto prenderlo a legnate sui denti, forse avrebbe capito tutta la rabbia che avevo a causa sua o forse semplicemente starebbe aggiustandosi la dentatura da un buon medico e non avrebbe tempo per fare ancora il coglione.

È tempo.

Adesso

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Disagio di una notte di mezza estate

Sto diventando come le mode che dopo un tot di anni si ripetono. Infatti noto che dopo un tot di anni, anche i temi dei miei articoli si ripetono, del resto, credo siano problemi millenari, che l’uomo e la letteratura si porta da secoli.

Questo ad esempio, non per vantarmi ma prima di me, lo aveva trattato anche Shakespeare. (In Sogno di una notte di mezza estate) Ed è il classico tema della catena amorosa. Cosa succede quando io mi interesso di uno e uno si interessa di me? Di tutto se non sono la stessa persona! Di solito funziona così: mi rendo conto che c’è subito attrazione e affinità con un tipo, io ho questo cavolo di radar che me lo fa capire subito se uno mi piace o meno e se mi piace io vorrei vederlo, sentirlo, uscirci, conoscerlo, insomma fare tutto per avallare la mia tesi che mi piaccia senza perdere troppo tempo.

Il maschio in questione invece, interessato o non interessato che sia, è più tranquillo, flemmatico, fatalista e io finisco per stare li ad elemosinare le sue attenzioni che mi sembrano ogni giorno sempre meno perché il mio interesse aumenta. Sono lì ad agitarmi per farmi notare e fare sì che lui scelga me, sono lì per attirare la sua attenzione e farmi cercare come lo cerco io. Ecco così facendo non creo in lui interesse, anzi di solito si scogliona e sparisce col favore delle tenebre.

In tutto questo invece c’è un povero cristiano che mi vorrebbe vedere come io vorrei vedere l’altro. Presente, interessato, puccioso che però… Che però…bho. Non è da scartare ma non mi ha convinta, sicuramente lo rivedo però non sto spasimando, non lo tratto male ma non ho lo stesso interesse che ho per l’altro. Essendo dunque meno presente, questo poveraccio, giustamente si prende bene come mi prendo bene io dell’altro.

Quindi qui le condizioni sono due e nessuna delle sue volge a mio favore. O quello che mi interessa, è più interessato ad un’altra e io non sarò mai quella che spicca, quindi presto o tardi mi attaccherò al tram. O dovrei adottare la tecnica del disinteresse che applico col secondo poveraccio (che però mi viene innaturale in questo caso) e vedere se funziona. In entrambi in casi è un gran lavoro, un lavoro che porta ansia e fatica. Ma ditemi una cosa, davvero l’amore vale tutto questo?

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Donne che Frignano

in questi giorni stanno accadendo cose che stanno mandando a monte ogni mia congettura sul corteggiamento, sugli uomini, sull’amore quindi mi sono proibita di dare consigli alle amiche, a voi, a chiunque chieda perchè non ne sto imbroccando una o forse non ne ho mai azzeccata una e le cose mi andavano solo di culo.

Finora ho pensato che le donne dovevano essere cazzute, forti, indipendenti per piacere ad un uomo, era finita l’epoca delle principesse da salvare, delle damine da difendere, delle timide da corteggiare. Pensavo che una donna spavalda e che sapesse fare tutto da se, attirasse, pensavo che un uomo volesse una donna fatta e completa non da mantenere, non da coccolare e certe volte manco da soddisfare a letto. Insomma pensavo che si doveva essere due esseri completi che si avvicinano. così su e non le famose perfette impossibili mezze mele ( fottiti platone di ho fatto la crostata con le tue mezze mele)

Del resto, me lo avete insegnato voi che la donna che frigna, che si piange addosso, quella frivola, quella lamentosa non attira, quella impedita che non sa fare nulla, problematica che non fa eccitare, quella svagata, svampita, non è ben gradita.

Ma poi invece, scopro che l’uomo vuole la donna da proteggere, la cucciola, la timida, la riservata, virginea donna che lo aspetta al balcone a sbucciar fagiolino.

Che se un uomo deve amare, preferisce la problematica disperata che va in cura dallo psicologo e vuole fare tutto per lei, vuol essere colui che la salverà e preferisce lei ad una donna Mc-Gyver che fa una macchina con una graffetta e due arance e ti viene a cucinare il brodo di pollo quando sei malato.

Insomma maschi, mi volete dire per piacere se la volete tosta o frignante?

se la volete timida o irriverente?

se la volete furba o tontolona?

Perchè per mia disgrazia io riesco “swicciare” dall’una all’altra tranquillamente ( sono bipolare, si era capito no) basta solo che mi dite bene chi siete e cosa volete perchè spesso mando in spedizione la Emily sbagliata e mando tutto in mona!

Perchè oh, se volete la donna da salvare, io di cazzi spinosi ne ho, eh e se volete ci vado in terapia, e ve lo dico che non c’ho il becco di un quattrino e che ho i traumi infantili che da piccola avevo un pulcino che quando è cresciuto mio padre ha regalato ad uno zio dicendo che se ne sarebbe preso cura e una settimana dopo mangiavo gallina ripiena… eh… pure io ho i miei traumi, i miei piagnistei, vorrei qualcuno che mi risolvesse anche il minimo problema tipo compilare un bollettino postale che mi fa venire l’ansia….

poi però se la volete cazzuta, io prendo in mano la pistola della colla a caldo e ci attacco pure nonna al soffitto. mi inerpico sul monte bianco con due zompi da stambecco anche a costo di spezzarmi i menischi, vi commento tutta la formula uno e rutto al pub con gli amici lanciando le freccette…

a me la donna che si piange addosso non mi piace, non so cosa ci possiate trovare voi…

di certo una cosa l’ho capita, l’uomo deve corteggiare, proteggere, accudire, se glielo lasciamo fare, è felice ma tutto ad una condizione essenziale che è quella con cui concludo ormai la maggior parte dei miei post: gli dobbiamo piacere, se gli piacciamo possiamo anche girare armate …..

ma come minchiazza si fa a piacervi?

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Solo un po’

Ho voglia di sentirmi ancora corteggiata, desiderata. Ho voglia di vestirmi bene per qualcuno, avere i sudori e la pipì da ansia quando lo devo vedere. Ho voglia di avere i batticuore e un po’ di farfalle nello stomaco. Ho voglia di avere un abbraccio che sappia di buono, ed un bacio inaspettato che mi faccia diventare le gambe di ricotta. Ho voglia di interessare e di interessarmi, ho voglia di essere scelta tra tante, di sentirmi importante. Di dire a qualcuno di restare a dormire da me, di desiderarlo quando non c’è e sapere che per lui è reciproco. Di superare quella soglia di appuntamenti dove non sei una ma sei qualcuna.

Ho voglia di pensare a come sia fare qualcosa con lui, a dormirci per la prima volta assieme. Ho voglia di sorridere davanti ad un suo messaggio e di vedere la storia crescere e modellarsi giorno dopo giorno. Ho voglia di vedere come sono io con lui, se sono cambiata o faccio sempre gli stessi errori.

Ho voglia di Mandare alle amiche screenshot delle conversazioni con lui e riderne in maniera nervosa. Non so se sono pronta ad una nuova relazione. Ma tutto questo mi manca.

In questo periodo però, ho solo paura. Paura di perdere le persone a cui disgraziatamente mi affeziono, paura di non essere all’altezza, paura che ogni cosa finisca in una bolla di sapone, paura di darmi ancora, paura di soffrire, paura perfino che la cosa diventi bella, bella solo per un po’.

L’amore che dura per sempre valeva negli anni in cui l’aspettativa di vita era di 45 anni ma il pensiero del solo un po’ mi crea mal di pancia. Il solo un po’ mi fa salire l’ansia.

Già sono una di quelle abituate a lanciarsi a capofitto, una di quelle che lascia subito gli ormeggi, una di quelle che vuole la gallina immediatamente e magari anche l’uovo. Sto imparando nevroticamente ad aspettare, a pazientare, a godermi una drammatica lenta conoscenza, un corteggiamento social, con una attesa da film coreano. Se poi ci metti che, dopo tutto questo sbatty, dopo tutti i freni, i picchetti, le pippe mentali, le lingua morse, la cosa dura solo un po’… Quel po’ che ti permette di presentarlo agli amici, che ti permette di sentirlo tuo e poi, finisce, di nuovo….no, no e no, io non me l’accollo. Questa è l’ultima possibilità che mi do per essere felice con qualcuno. Alla prossima sarò felice con tre gatti e sette cheeseburger.

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Come ti muovi la sbagli

Vi è mai capitata la situazione nella quale, qualunque cosa fai, la sbagli?

A me succede adesso. In qualunque modo io mi comporti, qualunque cosa dica, chiunque io sia, faccio scappare le persone.

Conosco uno e sono fredda e distaccata. Scappa

Conosco uno e sono allegra e presente. Scappa.

Conosco uno e sono dolce e disponibile. Scappa.

Conosco uno e sono panterona sicura di sé. Indovinate? Scappa.

Conosco uno e cerco di essere me stessa, un groviglio di forza e debolezza, di passione e dolcezza e scappa ancora più veloce.

A quel punto inizi a pensare che non importa chi hai davanti, quella sbagliata sei tu. E sei sbagliata se fai e pure se non fai, se parli e se non parli. Forse la tua sbagliataggine trasuda insieme al sudore e si percepisce anche a distanza, forse è nella gestualità, nello guardo, nei ferormoni che emani perché non si spiega il motivo per cui scappano tutti pure se ti fingi morta. Sai di non essere perfetta e di attirare solo sogliole disagiate che appena muovi un po’ l’acqua sopra di loro, si infossano nella sabbia però checcazzo. Che cazzo. È mai possibile che trovi solo maschi sogliole? Che non esista per me un maschio alpha di dugongo?

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Dighe e mostri

Sapevi che sarebbe successo ma lo stavi evitando, accumulavi e riempivi ma non volevi farci caso, stratificavi e sopportavi ma tutto quel movimento eri convinta ti servisse. Continuavi a riempirti come una bulimica, in attesa di vomitare tutto. Continuavi a fare cose per non vedere, non sentire, non respirare, non fermarti a pensare, a sentire tutto quel dolore. Quel dolore che è diventato un mostro in salotto che aspetta solo che tu vada ad affrontarlo. Ma tu in salotto ci entri solo accompagnata, solo con la musica alta, solo per pulire. Il mostro però non scompare. È lì e ti dice che stai solo perdendo tempo. Il mostro aggiunge anche che quelli che ti ha vista scopare hanno solo riempito buchi e non vuoti. Il mostro ti dice che prima resti sola con lui e meglio ti sentirai. Tu invece lo ignori. Preferisci aspettare qualcuno che arrivi a cacciarlo via quel mostro, a rimetterlo sotto il tappeto dove stava prima. Facile vero quando la tua merda se la deve pulire qualcun altro? Invece è tua e te la devi gestire tu perché solo così diventi grande e forte no? Da piccoli ci toccava mangiare il passato di spinaci, da grandi affrontare quelle paure. Quelle dalle quali scappi riempiendo la vita di cose e persone, quelle per cui fai fatica a restare da sola, quelle per cui ti pizzicano gli occhi pieni di lacrime.

Intanto la tua diga si è riempita, non l’hai mai svuotata, non hai mai pulito i filtri, i depuratori, nulla. La tua diga ha rotto gli argini, non di schianto ma una crepa alla volta e ora l’acqua esce. Esce e ti sta bagnando i piedi, le caviglie, i polpacci e ora ci devi fare i conti. E hai voglia a nuotare, provare a galleggiare, sai già che ci annegherai, l’acqua ti sommergerà e dovrai imparare ad affondare. Per poi tornare a galla da sola. E una volta che avrai fatto i conti con tutto quello dentro il quale stai nuotando forse, ti sarai fortificata, forse ne uscirai palmata, piumata, con le branchie, chi lo sa. Forse addirittura più fragile, chiusa e depressa ma tanto sta succedendo ora, mentre tu lo scrivi, la tua vita si sta riempiendo di acqua torbida e triste che avevi accumulato negli anni. Affrontala. Tutti dicono che lo devi fare. Che devi vivere di merda, stare di merda, agire di merda e diventare di merda. Che devi proteggerti e volerti bene. La tua diga è straripata, hai solo da sperare di avere buoni polmoni.

Il tuo mostro ti aspetta, se ci parli vedrai che non è così male. Affrontalo, è la cosa migliore che puoi fare.

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Faraona e ali di pollo

Io e F. decidiamo di fare un trekking tra amici, all’ultimo si aggiunge un ragazzone. Una specie di colosso che una spalla sua avvolgeva serenamente me e F. Per tutto il tragitto lui sta davanti a noi e ci permette così di osservare quel culo marmoreo tanto duro che neppure si muove, a differenza di noi due che sembriamo due budini che rotolano nella fanghiglia, lui è solido come una roccia. E ha pure quel petto tronfio e possente che ti fa venire in mente una di quelle galline faraona che vedi imballate al supermercato. Le vedi al banco, gonfie e succulente, sode, intere e ti viene già fame solo al pensiero di immaginarla glassata e croccante.

MA….

MA….

Non la comprerai mai.

E non è solo per il prezzo, non è solo per il fatto che non l’hai mai cucinata e rischi di sbagliare ricetta.

È che lì accanto ci sono delle comode, economiche, fedeli e senza pretese, ali di pollo.

E tu prendi le ali di pollo, perché le hai sempre prese, perché ti sembrano più adatte a te, perché dovrebbero avere un costo inferiore, perché sono pratiche, le senti più tue. Sì, ti sei un po’ rotta di quelle fottute ali di pollo eppure ci caschi sempre. Ti piaciucchiano, le scegli, lo fai quasi per abitudine o perché pensi che quello ti toccano e quelle ti meriti.

Fottute ali di pollo. Che cucinerai male e in maniera svogliata. Ecco, puoi avere tutte le dannate faraone di questo mondo ma il tuo atteggiamento ti porterà sempre a prenderti le ali di pollo e sai che c’è? Che sto cazzo di pollo non solo non sa di nulla, ti sta perfino intossicando.

FAI QUALCOSA! DIVENTA PERFINO VEGANA SE È IL CASO MA NON VEDI QUANTO MALE TI FA QUESTA CARNE? DIVENTA VEGANA, SI. APPREZZA LA MANCANZA DELLA CARNE, RICORDA IL SUO SAPORE, TROVA DEI SOSTITUTI INNOVATIVI. MA BASTA PENSARE CHE NON MERITI UNA DANNATA FARAONA

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Mister too Big

Circa sei anni fa, se non erro, scrissi un post con la preghierina che tutte le donne rivolgono a cupido prima di andare a letto con un uomo: oh santo patrono dell’amore, fai che non ce l’abbia piccolo, che non sia un minipene.

Ecco, mi sa che sto giro ci ha ascoltate. Ci ha ascoltate troppo. Come se tutte le richieste fossero finite in spam e poi di botto le abbia lette e si fosse applicato. Applicato tanto, tutto sullo stesso uomo.

Ecco che sta volta quando lui si spoglia, tu strabuzzi gli occhi e per un istante, ti prende un colpo. Ti senti come Samantha Jones in sex and the city quando, per rilassarsi ed accogliere tra le gambe un caso simile, inzia a farsi le canne. Ecco, sia il caso che di erba ne fossimo sprovvisti e che non c’è nessuna scena da girare ma solo cruda realtà.

Allora si passa all’autoconvincimento: se da lì ci esce un figlio, ci può entrare un cazzo. Del resto la vagina è elastica, no?

Ed invece non ci entra, non passa, bloccato all’ingresso come un camion sotto un ponte troppo basso. Giustamente non sai che fare, come prenderlo, come gestirlo,come introdurlo. Il fastidio supera il piacere ma non vuoi arrenderti né tantomeno diventare un corridoio dove lanciare i salami. Non sai letteralmente cosa fare, speri che lui sia conscio, che essendo possessore dell’attrezzo, lo sappia manovrare ma ti rendi conto che è tosta anche per lui e rimanete li. Li fermi, tu con la carogna addosso e lui infoiato-bloccato ed è questo il momento in cui il tuo subconscio si prende gioco di te e ti fa intonare la canzoncina di Cremonini c’è qualcosa di grande tra di noi

Ma una gioia quando?

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Se è fidanzato è meglio

No! Non saltatemi agli occhi, non è ciò che avete immaginato. Nessuna vuole rovinare famiglie. Con la mia amica sta settimana discutevamo di quanto siano nettamente migliori le prestazioni sessuali di un uomo che è stato a lungo fidanzato.

Ebbene sì, tutti bravi a collezionare donne da una botta e via, donne che non dovendovi rivedere, non si prendono la briga di dirvi che una cosa la fai bene e una la fai male. Ma è nella lunga relazione (bastano anche solo sei mesi/ un anno eh) che si forma l’uomo.

Perché deve imparare a dare piacere costante ad una persona, capirsi quando sta con lei e capirla. Scoprire i suoi punti nevralgici, innovarsi, sperimentare. Notare se ci sono cambiamenti positivi o meno. Prendersi anche degli appunti negativi e migliorare, mettersi in gioco insomma. Provare e riprovare con la stessa donna fino a trovare il giusto equilibrio.

Certo poi la donna cambia e cambia anche il modo di fare, cambiano i tempi e la sessualità però almeno ha imparato ad ascoltare a lungo un corpo che non è il suo e si rimetterà in gioco sperando di avere già al suo arco, qualche freccia utile.

Ovviamente lo stesso vale per le donne, checché se ne dica, la donna che ha accumulato esperienza con più uomini, saprà ciò che vuole con sicumera e saprà cosa dare, modellandosi via via che l’uomo cambi.

Ovviamente con la vivida speranza che la relazione lunga che lui ha avuto sia stata proficua e non con una specie di Linda Blair e neppure con Maria Goretti.

Detto questo, ogni anno che passa mi rendo conto quanto sia difficile avere delle buone relazioni e delle sane scopate. Quando tutto dovrebbe essere più semplice, invece si complica.

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Fottiti biancaneve

Che si fottano tutte quelle principesse Disney che ci inculcano fin da piccole la ricerca spasmodica dell’amore eterno e perfetto. Che si fotta la società che ci impone una scadenza biologica e sociale per accasarsi. Si fottano i parenti che ti chiedono a che punto sei con la tua vita sentimentale, che lo dicono per te, eh, che mica ti vogliono sapere sola, che se scivoli e ti rompi un braccio non ti puoi manco fare lo shampoo, che da soli non si sta bene manco in paradiso.

Chi ha scritto che l’amore è una cosa facile? Che sia per tutti? Che tocca a tutti? E se la mia carta dell’amore me la fossi già giocata? Se il mio treno fosse già passato e non tornasse più? Inconcepibile vero? Ci dobbiamo affrettare invece a trovare uno che più o meno ci pigli e ci faccia stare più o meno bene. E ci dobbiamo affrettare perché i maschi stanno finendo e quelli che restano sono quelli strambi, sono quelli strambi che comunque sono ambiti e se non sono ambiti non sono interessati a noi. È una lotta all’ultimo sangue perché tutto quello che hai da fare nella tua vita non pare sufficiente neppure se tu salvassi bambini in fin di vita usando solo una graffetta, se non hai una persona accanto godi e vali solo a metà. È come se non ti bastassi, come se ti mancasse quella dannata mezza mela anche se nella tua vita hai trovato solo schifose prugne secche e ti sei via via più chiusa, più rimpicciolita. Anziché gonfiare il tuo ego e pensare che devi mettere prima te, ti sgonfi come un soufflé, diventi minima e cerchi l’ultima briciola per sfamarti dipendendo dagli altri più che mai. Non hai un tuo equilibrio hai bisogno di aggrapparti a qualcuno e nel frattempo non ti fidi di nessuno. Intanto attorno a te tutti hanno un compagno, pure quelli incompagnabili, tutti hanno seguito le orme di quelle fottute principesse Disney, solo tu non trovi nessuno che ti faccia ridere come una scema e ti faccia battere di nuovo il cuore. Perché lo vuoi, anche se hai paura, anche se hai tolto le batterie del meccanismo cardiaco, lo vuoi forse più per diventare come gli altri che per te stessa. Forse anche per te, forse boh. In ogni caso, porca troia.

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Le teorie del cazzo moscio

Parlavo con delle mie amiche e una di queste ci confessa di frequentare un tipo il cui membro non da soddisfazioni, un membro che non si erige al massimo della sua statura, che rimane un po’ a mezz’asta, insomma un cazzo gommoso che si affloscia spesso e non raggiunge mai il massimo del turgore. Lei è disperata perché il tipo le piace ma non può pensare ad una vita assieme ad un uomo con il cazzo a caramella mou.

A questo punto ci sentiamo di intervenire a turno: Magari lui si sentiva agitato perché tu eri troppo provocante per lui, troppo sensuale ed aggressiva e lui doveva mantenere una prestazione elevata e non ce l’ha fatta. Hai provato ad essere più coccolona?

Magari era il vino o il troppo desiderio di te, o magari eri un po’ asciutta? Hai provato ad aiutarlo?

Non è che invece eri un po’ sciatta? E lui non era sufficientemente eccitato? Hai provato a essere più sexy?

A questo punto lei sbotta, si alza, pianta le mani sul tavolo e ci urla: perché dovrebbe essere colpa mia? Che cazzo ne so se ero troppo o troppo poco, se ero frigida o infoiata, se ero di aiuto o meno! Non è sempre colpa della donna, non anche in questo. Il cazzo è loro e non se lo sanno neppure fare venire duro quando serve. Io sono io e ho fatto la mia parte! Hanno solo un dannato compito e falliscono anche in quello. Non ho intenzione di fare il sabato la troia e la domenica il pupazzo Trudy, mi deve scopare così, gli deve venire duro pure ai funerali altrimenti andasse a farsi controllare.

Siamo rimaste tutte mute, credo che anche i vicini di casa abbiano spento la tv per sentire meglio e nel dubbio abbiano anche prenotato una visita dal proctologo.

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