Aspetto quella

Più di una volta, sta settimana ho sentito dire: aspetto la donna che mi faccia innamorare.
Aspetto quella con cui fare famiglia.
Aspetto quella che mi faccia battere il cuore
Ma intanto….
Intanto vedo gente, faccio cose, trombo tipe, frequento amiche.
Ma queste tipe che trombi o frequenti non sono quelle che possono farti battere il cuore?
No! Sono persone validissime, meravigliose ma con le quali non è scattato nulla!
Quelle che non si illudono, le frequento fin quando ci va, con quelle che invece possono innamorarsi ed io poi non ricambio, sono moooolto chiaro. Bene! Quindi in questo mondo strano tutti ci satellitiamo attorno nell’attesa della persona giusta.
Ma come si riconosce? Che caratteristiche ha?
Nessuno sa rispondere alcuni si sbilanciano e ti dicono che deve piacergli fisicamente e non dargli problemi. Altri non ne hanno idea, aspettano che gli capiti di perdere la ragione per puro caso.
I maschi sono semplici. Non si sforzano di far entrare un quadrato in un triangolo, piuttosto stanno bene da soli.
Siamo noi donne che ci sforziamo di farli innamorare, di essere sempre quella giusta per tutti. Di tentare tutte le chiavi per la serratura.
Se è vero che l’amore arriva quando meno te lo aspetti, allora dovremmo smettere di scavare come cricete affamate.
Dobbiamo iniziare a vedere pure noi le persone senza un ma e senza un se.
Ma non ce la possiamo fare biologicamente né socialmente!
Voi siete cresciuti coi soldatini, noi con barbie cuore profumato!
Ancora una volta, vorrei rinascere MASCULO!

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Un due tre …. Fuga

E sotto le feste beccatevi qualche mio vecchio articolo sempre attuale.

I maschi…

o ti segano subito, al primo appuntamento: scusa non sei quella giusta per me!

o ti segano al secondo, dopo che gliel’hai data.

o ti segano al terzo ( e per arrivare al terzo li hai ammaliati, stregati, hai usato i filtri d’amore di lucrezia borgia, hai usato tutte le tue armi intellettive e seduttive) e ti dicono che ci stanno provando a conoscerti… che loro si interessano piano piano… ma che in fondo è solo un sinonimo di ” sei caruccia, vengo quando mi tira il cazzo, non pretendere nulla, se deve nascere qualcosa vedremo ma secondo me, se mi dovevo innamorare lo capivo subito”

se per caso, tu li fai arrivare fino al quarto appuntamento, uno dei due perde interesse e vedrà l’altro solo come un amico, o addirittura decidderà di non vederlo più.

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Zitella per scelta

L’altro giorno ho incontrato una amica single da un pezzo e co siamo prese un caffè. tra le chiacchiere mi ha confessato: abbiamo preso un gatto
abbiamo lasciato i fidanzati, anche quelli che ci volevano sposare.
abbiamo puntato tutto sulla carriera.
non vogliamo figli. non vogliamo pesi.
non vogliamo dipendere da nessuno.
la nostra felicità ce la creiamo da sole.
la nostra libertà è sopra ogni cosa.
sembra il manifesto della zitella perfetta, quella che ci crede, quella che le sta bene così, quella che dopo un po’ si annoia, che va bene l’avventura fin quando le da stimoli, che magari vorrebbe l’amorazzo ma poi? ne vale la pena?
si un uomo fa, un uomo ogni tanto lo si vuole ma certe volte essere zitella ci va bene. esserlo magari con una scadenza!
voglio essere sola fino ai 40 anni. voglio godere della compagnia di uomini, fare esperienza, stare con le amiche, fare carriera e poi quando sono al limite, provare, se sono fortunata salto dal trampolino e qualcuno mi prende, o , ho aspettato troppo, i migliori sono stati presi, mi accontento, del resto ho fatto la bella vita, l’ho gestita da sola e come volevo io. ho pensato a me stessa e raccolgo i frutti della mia solitudine, poi mal che vada vado a uomini e donne, quello per anziani e mi cerco qualcuno!
ci sono alcune di noi che vogliono davvero stare sole, ingozzarsi di gelato, non sistemarsi, farsi crescere le olive in testa per lo sciopero dello shampoo o al contrario vogliono essere sempre fantastiche per tutti, bellissime, non lasciarsi scappare nessuna occasione, sempre alla ricerca del meglio.
perchè se riestiamo a lungo in quarantena zitellistica è perchè stiamo anche cercando di creare una persona che sia socialmente adatta, magari prima ci abbiamo provato e abbiamo fatto acqua da tutte le parti e adesso ci siamo chiuse per riparare sta barchetta.
certo, il più delle volte, ci chiudiamo così tanto da diventare orsi e quando disgraziatamente un uomo resta a casa nostra a colazione gli diamo bastoncini di crusca e latte di avena.
una volta creata una persona abbastanza appetibile, ossia noi, cerchiam anche qualcuno con dei requisiti abbastanza soddisfacenti maturati nel corso di questa lunga riflessione. perchè le persopne che sanno stare anche da sole, non si accontentano del primo che passa.
e a dirla tutta, assai ci spaventano le responsabilità, casa, figli, condivisione, fusione di cervelli.. passare il resto della vita con la stessa persona. quindi vorremmo cercare principalmente di non sbagliarla, e secondariamente averla quanto più lontano è possibile, dopo il divertimento e l’essersi realizzati. cos’ da invecchiarci assieme ma senza annoiarsi.
si lo so che è un pensiero maschilista, e lo so che sto spruzzando così tanto testosterone mentre scrivo, che la metà di voi, resterà incinta solo leggendomi ma dentro emily si nasconde un camionista rumeno che non ho mai celato.
e adesso scusate ma vado a dire l’alfabeto coi rutti, sapete come è quando mi sento uomo…. ne approfitto

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Orgasmi finiti e felicità finita?

l’altro giorno, parlando con una amica abbiamo affrontato l’argomento fine.
gli orgasmi possono finire?
lei non voleva masturbarsi per paura di finire da sola quelli che il “buon dio” le aveva dato in dote, aveva paura che prima o poi, un contatore interno si azzerasse facendole così terminare ogni divertimento.
me lo chiede dopo che per un paio di volte durante un rapporto non è venuta o non è venuta come di solito faceva.
è come le rughe, invecchi e loro spuntano, invecchi e gli orgasmi finiscono!
la guardo perplessa.
e non sapendo che dirle controbatto:
e la felicità? può finire? si consuma si azzera?
può una coppia che funziona bene, terminare il quantitativo di felicità?
la felicità si ricrea?
esiste un numero di giorni mesi o anni di felicità con una persona e poi inevitabilmente si deve cambiare?
per rigenerare e rigenerarsi?
e se finiscono davvero gli orgasmi che si fa?
e se finisce la felicità che si fa?
di solito io quando finisco gli orgasmi è perchè ho finito anche la felicità e per rimettere in moto tutto è necessario una persona nuova che riattivi l’interruttore degli orgasmi e quello di una possibile felicità.
dove li si cerca? esiste un manutentore?
io ho paura che la felicità finisca, per gli orgasmi posso anche sorvolare, ma quella no, quella la voglio.
e voi? che mi dite? cosa sta finendo in voi?

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Amore a cocopro

Oggi una amica mi scrive: Vivere un amore a progetto , anche se suona infantile ed immaturo, forse è la cosa migliore!
Criticatemi pure ma è l’unica finestra sulla gioia che Emily al momento vede.
Ragionare per due, amare quando si ha paura, intraprendere un percorso di coppia, fa meno paura se lo si prende a progetto. Assumersi, scegliersi di volta in volta per portare avanti un progetto: conoscersi, vedersi, scoparsi, uscire, condividere, pensare. Piccoli obbiettivi che vengono svolti in coppia analizzandone la gradevolezza man mano per scegliersi ancora.
Quando poi le cose si fanno serie, il progetto di contratto di benessere di coppia, per Emily, parte dall’ avere due lavori, due redditi, due case vicine, hobbies comuni e interessi differenti, libertà di amicizia e di uscita, social network non in comune e una vita piena e completa che viene migliorata, aumentata, deliziata da qualcun altro.
Qualcuno che se va via lascia un vuoto ma non una tragedia.
Qualcuno che non venga a vivere con noi cambiandoci abitudini e stili, ma qualcuno che resti solo se gli viene richiesto o altrimenti ci lasci la libertà.
Ma è così semplice?
O poi tutto si fonde e diventa difficile dire di no, non rinnovare il progetto, avere voglia di licenziarlo e non poterlo fare? Farsi investire da questo amore perdendo ogni ancora di salvezza, ogni forma di dignità e personalità?
Nessuno ci insegna ad amare per rate, ci hanno cresciuto con i per sempre ed i mai creandoci aspettative ansiose. Ci hanno cresciuti con l’idea del matrimonio e della condivisione a tutti i costi, negandoci Che si sta bene pure da soli e che gli altri sono un di più e che possiamo per sempre vivete da fidanzati in case separate ed amarci bene senza invaderci, scegliendoci senza in dramma che spesso si crea vivendo assieme. Avendo sempre libertà che sta a noi non usare, avendo sempre se stessi come punto fermo.
Sarà un non voler prendere responsabilità, sarà paura egoismo, ma questo e’ l’unico tipo di rapporto che al momento contemplo.

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In amore fai schifo

L’amore non cambia solamente nel corso di una relazione, ma cambia anche in base all’età che uno ha quando ci si approccia.

Ad esempio, con il fidanzato che avevo a 18 anni non ho mai accettato di farmi vedere al mattino nello stato in cui ero: fino a che ci siamo lasciati, io al mattino mi alzavo di soppiatto per truccarmi e lavarmi i denti. Per quel che ne so, lui ad oggi potrebbe essere ancora convinto che io appena sveglia sia profumata e pronta a fare la spesa.

Con il mio fidanzato attuale, la prima volta che mi sono svegliata accanto a lui gli ho mostrato con candore caccole degli occhi, trucco colato e capelli da strega. L’alito? Dio benedica la fiatella, santa nube di gas che ti permette di evitare l’amplesso la domenica mattina. Famme dormi’ oggi che posso.

Con il primo fidanzato, poi, avevo il tabù dei peli. Guai usare l’epilatore davanti lui! Doveva essere certo di essere finito con una glabra creatura uscita direttamente dal serico bozzolo di un baco da seta, una ninfa in grado di far impallidire la pelle di un bebè.

Oggi? Penso di aver chiesto in prestito schiuma da barba, lametta e decespugliatore già il primo mattino insieme, mentre lui tentava di sbarbarsi. E onestamente mi vergogno un po’ a farmi vedere come estetista m’ha fatta.

Il ciclo. Il primo fidanzatino si sentiva impegnato con una dama del medioevo. Mai le mie labbra hanno pronunciato parole che potessero rievocare il flusso, giammai! E se delle avances fossero mai state fatte in quei giorni, un timido ‘non si può’ avrebbe svelato l’arcano.

Il povero cristo del momento, invece, s’è fatto una cultura sulla coppetta mestruale mentre al primo appuntamento, ahilui, stava cercando di mangiare un gelato all’amarena. E se mi si avvicina in quei giorni, tutto il paese saprà che ‘non mi devi toccare o t’ammazzo, crepate vuoi uomini che quando la donna ha il ciclo volete che lavori per voi!’

Cosa ho imparato dell’amore, crescendo? Che da più piccoli si cerca di apparire perfetti, e devono passare anni prima di avere la stanchezza di lasciarsi andare e rilassarsi; una rilassatezza dettata dallo sfinimento e che porta a volte ad amare delusioni.

Oggi, invece, per me l’amore è altro, è dettato dall’amore per se stessi: toh, io sono questa schifezza.

Mostrarsi l’unghia incarnita, il brufolo sulla schiena, fare pipì con l’altro che si lava i denti, baciarsi al mattino con i fuochi fatui in bocca, infilare per dispetto un dito nel naso all’altro, pungerlo con la gambe rasate male, fare una scorreggia a letto e chiudere la vittima sotto le lenzuola.

Più siamo innamorati ( e vecchi) più facciamo schifo ma ci piace così!

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Brillanti

Sono molti anni che non ho primi appuntamenti ma solamente adesso mi sono resa conto di quello che avrei voluto sentirmi dire durante quegli inutili impegnativi appuntamenti.

Ovviamente ogni donna si agghinda e si sistema per farsi dire di essere bella e fino a qua non ci piove, la bellezza (soggettiva che sia) è il biglietto da visita di un appuntamento.

Ci sta anche il fatto di sentirsi desiderate, capire che quella persona e’ interessata a noi, capire che ci vorrebbe e che ci bacerebbe. Importante certo ma non indispensabile.

Fa parte del menù del primo appuntamento anche un adeguato sfoggio di intelligenza e consapevolezza, di autostima e di benessere economico, sono tutti un ottimo contorno che fa ben predisporre le persone. 

Ma quello che ho sempre desiderato sentirmi dire è: quanto io sia brillante.

un bel messaggio dopo avermi accompagnata che dica più o meno quanto tutta la sera lui non abbia potuto fare a meno di notare quanto io sia brillante.

Brillare per me è essere un compendio di bellezza, sensualità, intelligenza, carisma. Attirare una persona nel mio essere unico. Attirarla non per infilarla tra le mie gambe ma per lasciarsi trasportare in un grosso mistero, in una magia da svelare quali possono essere gli appuntamenti a seguire.

Ecco avrei voluto sentirmi dire questo e ad essere onesti me lo vorrei sentire dire anche oggi in ambito sentimentale, lavorativo ed amicale.

Laura, lei è davvero brillante. 

Perché lo sono, modestamente, cazzutamente lo sono!

Ma ditelo con moderazione e solo alle persone che veramente brillano o qui tutti si convincono di valere e siamo rovinati.

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