Stupri virtuali

Quello che mi chiedo io e penso anche tutti voi..ma eravamo così anche prima dei social o siamo diventati bestie schifose tutte in una volta?

Le chiacchiere da bar, quelle che fanno gli uomini alfa quando si riuniscono, quelle he raccontano aneddoti sulle loro conquiste, quelle che calcano la mano sulla prestazione, quelle che narrano cosa farebbero a quella o a quell’altra, sono sempre esistite ma erano allo stesso livello di questi gruppi Facebook che disquisiscono allegramente di stupri di gruppo?

Gruppi segreti dove si entra su invito (manco fossero massoni) e dove si scambiano foto di donne conosciute o prese sul web e si commenta il livello di porcaggine della povera vittima e cosa le si potrebbe fare. (Ovviamente la donna è super ignara Delle sue foto da svestita che circolano in rete, magari lei le aveva mandate ad un fidanzato, o aveva messo qualche foto più intima su istagram ed è stata rubata)

Questi maschi, che è già tanto definirli tali, dietro le loro tastiere appiccicose di onanismo scrivono le peggio cose denigrando la figura femminile (la stessa figura che se fosse madre o sorella sarebbe intoccabile).

Ora, chiedo io, che tipo di eccitazione provate a dire che una donna è un cesto di sperma, che andrebbe sfondata a colpi di 7 cazzi alla volta perché se lo merita, che ha una bocca buona solo per fare pompini!

Ma cosa cazzo vi passa per il cervello?

Cosa?

Già noi abbiamo l’autostima sotto le scarpe, già siamo viste solo come sfornatrici di figli che se fanno carriera è solo perché l’hanno data come si danno le briciole ai piccioni, poi ci dobbiamo anche preoccupare che virtualmente ci riempite di seghe e di insulti…ma davvero?

Davvero meritiamo questo?

E sareste anche capaci di farcele davvero quelle cose?

Dagli ultimi risvolti ho paura di si.

Vi metterei alla pubblica gogna con gli elettori sulle palle. Voglio proprio vedere se poi continuate.

Ravvedetevi

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Revenge porn

Ho dovuto cercarne su internet il significato. E voi lo sapete che vuol dire?

Il Revenge porn è il porno di vendetta.

Mi lasci? E io mando a tutti i nostri amici le foto Delle tue zinne nude. Quelle che mi hai mandato in un momento intimo, di fiducia, di gioco tra noi.

Ci stai provando con me ma a me non interessi? E io mando in giro per il web le tue conversazioni hot usate per convincermi.

Abbiamo fatto un filmino amatoriale e io in un momento di goliardia lo invio a tutti gli amici che a loro volta lo invieranno q chissà chi.

Mi mandi un audio dove mi dici cosa vorresti che io ti faccia? E io lo faccio diventare virale, perfino in radio finisce.

Vendetta. Gioco. Scommessa. Scherzo ed ecco che volti, nudi, vocali, video finiscono in giro per la rete rovinando la vita Delle persone coinvolte.

Non possiamo mai saper3 se la persona con cui abbiamo scambiato qualche foto hot è affidabile, se non è un cialtrone, non possiamo essere sicuri neppure del nostro fidanzato che può usarla per vendicarsi di noi il giorno in cui finisce la nostra storia.

In un mondo in cui il sexting e’ normale, diventa preoccupante il fenomeno della divulgazione di questo materiale.

Donne. Non vi fidate mai. Mai mai mai. Non mandate le vostre tette al primo che capita. Non vi fate filmare mentre vistate serenamente accoppiando. Non regalate scatti a sconosciuti né tantomeno ai conosciuti. Ricordiamoci che c’è chi ci ha perso la vita per non subire l’onta della disapprovazione.

La vostra faccia, il vostro corpo, le vostre parole verranno rese pubbliche e nel tempo che i deficienti impiegheranno a dimenticare l’accaduto, voi vorreste solo poter tornare indietro e non farlo.

Quindi non fatelo.

E maschi che vi vendicate o giocate a fare i machi mettendo in giro le foto intime di un momento particolare, non pensando minimamente alle conseguenze…. Siete merda. Punto.

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Gli amori tamarri

Sono cresciuta in una città dove l’amore tamarro era quasi d’obbligo. Il fidanzato proveniente dal quartiere degradato che ti corteggiava passando ed impennando con il motorino era necessario per la crescita e lo sviluppo dell’adolescente catanese. Accompagnato poi dalle canzoni napoletane che erano colonna sonora della storia e dalla obbligatoria conoscenza di tutta la famiglia di entrambi i fidanzati che ovviamente si dividevano in fazioni.

La parte di lei che osteggia l’unione e teme la fuitina, la parte di lui che caldeggia un matrimonio con prole anche se i due hanno appena quindici anni.

Io l’ho vissuto l’amote tamarro, anzi come si dice da me, ‘zaurdo’.

Ci siamo messi assieme senza neppure capire come, veniva spontaneo a quella età, senza troppi giri di parole o tempo perso a frequentarsi. Ci si conosceva sul campo!

Si svegliava all’alba per venirmi a salutare prima di entrare a scuola e mi veniva a prendere dopo.

Romanticismo  a manetta e sacrifici che nei ragazzi di  oggi non ritrovo.

Facevamo giri immensi in motorino, ci bastava stare abbracciati mentre il vento scompigliava i nostri capelli senza casco. Lui mi riempiva di piccoli regali che a quella età e con quei pochi soldi ci riuscivamo a fare ed era sempre una gioia,  mi scriveva lettere e biglietti (altro che cuoricini su uozzap) e mi amava anche se ero una cessa brufolosa.

 Mi ha portato a conoscere la sua famiglia dopo circa una settimana e sono stata accolta con un pranzo improvvisato a base di tutto fritto. Ero già la nuora, la moglie del primogenito. Non importava se dovessi ancora compiere 15 anni. Non importava se pesassi 80 chili, ero sciupata e sua nonna mi nutriva, non importava se ci appartavamo nella sua stanza, i suoi genitori erano ‘aperti’ rispetto ai miei che morivano dentro solo al pensiero che potessi essere deflorata prima dei miei 46 anni.

Loro volevano per me qualcuno che non fosse ‘terra terra’, che almeno avesse il diploma, qualcuno con cui non restare incinta a 15 anni e quindi mi ostacolavano anche se fondamentalmente lui era un bravo ragazzo e quando ci lasciammo ci restarono più male loro di me.

Le canzoni napoletane erano e sono un must Delle storie tamarre. Raccontano relazioni drammatico-romantiche nelle quali ti rispecchi. La gelosia poi è il sale della relazione (e pensare che ai tempi non c’erano i social, quindi essere geloso e controllare il partner era difficile, era un lavoro di fino).

Altra cosa che caratterizzava l’amore tamarro era l’abbigliamento vistoso ma sempre curato, proprio da dare nell’occhio, come se fossimo pavoni che sfoggiavano piume nuove, proprio per attirare attenzione ed essere ammirati e venerati come coppia tamarro doc.

Altra cosa importante erano le prospettive per il futuro, altro che reddito di cittadinanza e influencer, noi si voleva aprire una salumeria, una panetteria, una pasticceria! Non sogni ma solide realtà! Una bella bottega vicino casa dove poter andare in ciabatte e grembiule lurido e invecchiarci dentro. Diventare una istituzione nel quartiere.

Poi quando l’amore tamarro finiva partivano le sceneggiate di lui a lei o viceversa. I passaggi con il motorino a casa e a scuola per marcare il territorio e controllare la ex (uno stalking di altri tempi) erano accompagnati da scritte sui muri: PERNACCHIOTTA TI AMO ANCORA. TOPASTRINO SEI LA MIA VITA. RITORNA.

Iniziavano le telefonate a casa per chiedere di noi ai genitori, i consigli chiesti agli amici per riconquistarla e infine quando non si ritornava assieme ci si struggeva a casa, guardando vecchie fotografie Kodak sviluppate, si chiudevano lettere e regali in una scatola e ci si abbandonava a pianti incontrollati ma necessari. Era necessario starci male, era necessario che l’altro lo sapesse, era necessario che uno dei due si facesse nuovamente un nuovo compagno per incontrarlo in centro la settimana successiva e cambiare marciapiede.

Era necessario che uno dei due, quello lasciato, si facesse piu bello proprio per far ‘addannare’ il disgraziato che ci aveva ridotti in lacrime.

Gli amori tamarri mi mancano, erano semplici, senza menate, senza tempi di attesa, senza troppe paranoie, genuini. Gli amori tamarri sono una specie di battesimo de sentimenti. Non mi sono mai pentita degli amori tamarri (e si ne ho avuto più di uno) mai mi sono sentita amata protetta e viziata come quando ho amato un tamarro.

Sono dell’idea che il tamarro dovrebbe essere protetto dal WWF come gli animali in via di estinzione.

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Senza ali

Forse i maschi arricceranno il naso ma come ben sapete io non ho peli sulla lingua (e se ci sono non sono i miei) e quindi ve lo dico. Sono passata alla coppetta.

Non quella fragola e pistacchio eh, parlo della coppetta mestruale.

Uno strumento meraviglioso in grado di far vivere il ciclo in maniera pulita e naturale.

Vi sono passata per motivi economici (la coppetta la compri una volta e basta)

Per motivi etici (la coppetta non inquina perché non si butta)

Ma anche e soprattutto per ribellione.

Ma che schifio di paese è uno che ritiene gli assorbenti beni di lusso da tassare più dei tartufi?

Io capisco che ancora la donna ha lo stesso peso specifico di un acaro morto ma che cazzo però! Ne usiamo obbligatoriamente almeno 40 al mese, non mi pare tutto sto bene di lusso eh.

In alcuni paesi europei, le donne cazzute hanno iniziato ad andare in giro senza, proprio durante i giorni di flusso mestruale, proprio vestendosi di bianco.

A mo’ di ribellione. E si. Ed inutile che vi schifiate! Sono cose naturali, normali, che non vanno nascoste! E queste donne hanno il coraggio di mostrare a tutti come si vive senza assorbenti. Io le invidio. Non sarei mai riuscita a farlo ma nel mio piccolo ho deciso di cambiare strada. 

Regalatevi e regalate una coppetta. Una volta provata non tornerete mai più indietro

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HO TROVATO LE CHIAVI

Sono molte settimane, diciamo mesi, forse anni che non scrivo il blog.

Potrei giustificarmi dicendo che ho studiato per concorsi, sono passata a tempo indeterminato, lavoro come una schiava, ho cambiato casa… Ma sarebbero solo una piccola parte del vero motivo.

Non ne ho più bisogno.

Il blog era uno sfogo, una pulsione, una esigenza che veniva da dentro, una speranza ed una vetrina. Cose di cui adesso posso fare a meno.

Forse ho trovato un equilibrio, forse davvero non trovo il tempo, forse non mi capitano più certe cose strampalate e quindi non ho materiale da scrivere. Chissà.

Certo potrei scrivere Delle peripezie della vita di coppia, della paranoia di riempire sempre il frigorifero perché non essendoci di sola non posso vivere di pane e nutella, della seccatura di dormire con qualcuno che tira le coperte… Potrei  ma non ne ho voglia. Non ora.

Ora sono felice e se sono felice non scrivo.

Magari tra poco tutto questo passerà e io ritornerò su queste pagine a farvi ridere, piangere, soffrire. 

Ma per adesso continuo ad stare chiusa a riccio, anzi no, ad arrotolarmi come una girella attorno alla mia crema di cacao, a stare ben lontana dai pasticci dei social, a stare ben lontana dai disturbi patologico-affettivi della gente. Per adesso voglio godermi il mio momentino piccolino di piedi per terra.

Questo blog mi ha salvato la vita molte volte, mi ha tenuto compagnia, mi ha fatta restare lucida, mi ha aiutato ad elaborare ironicamente le cose assurde che mi si paravano davanti e io devo dirgli grazie.

È stato un compagno fedele per molti anni.

Un giorno riaprirò queste pagine ancora, un giorno sfogliero’ gli articoli e leggendoli vedrò quanto sia cambiata nel tempo.

Quando ho iniziato a scriverlo mi sentivo una Carrie Bradshaw che voleva conquistare il mondo, l’editoria e gli uomini, ora sono più zia peppina che coccola il gatto, cuoce i broccoli a vapore e si lamenta della sciatica ma va bene così. Mi sta bene così. 

Mi piace così.

Ringrazio voi che mi avete letta, ringrazio chi mi ha ispirato i post, ringrazio le amiche che mi davano spunti e chiunque sia passato anche solo a criticare.

Sicuramente tornerò con nuove avventure.

Ma per adesso vi saluto.

Le chiavi alla fine le ho trovate.

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La convivenza sai è come il vento…

Ancora non conviviamo ma ci stiamo lavorando su. Lui viene da me nel weekend ed è tutto un idillio, io cucino, lui mette una mensola, usciamo mano nella mano, guardiamo i film sul divano, facciamo cene per gli amici, ci dividiamo i compiti. Quando se ne va mi manca, mi manca non avere la quotidianità, mi manca condividere una cosa con lui, mi secca dire ‘appena vieni’ ma questa pena quanto dura?

Esattamente 20 ore. Al pomeriggio del lunedì sono gia svaccata sul divano a vedere video minchioni, serie tv, a far accumulare piatti nel lavandino, a ridere si cazzate al telefono con amiche, a mangiare liberamente il tofu, tofu che a lui non fai perché je fa schifo. Libera di non lavarti le ascelle, di grattarti il culo, di spalmarti la crema sulle cosce e di farti l’impacco di erbe fetenti ai capelli.

Libera. Libera di non avere nessuno tra i piedi, di fare quello che vuoi.

Ma capisci bene che prima o poi dovrete vivere assieme, prima o poi dovrete diventare una coppia a tutti gli effetti e imparare a  fare la cacca con la porta aperta.

E cosa succederà? Non avrai più privacy, segreti, momenti di cazzeggio, non potrai vivere con le pentole sporche, non potrai cenare alle 18 e uscire sotto la pioggia alle 22 per andare dal kebabbaro perché hai di nuovo fame. Lui cucinera’ per te la carbonara e tu ingrasserai (dal kebabbaro no) lui russera’, lui occuperà i tuoi spazi nell’armadio, e guarderà il tg5 e i programmi sui canali per maschi alfa.

E lui ti farà spendere i soldi che nascondi per i viaggi.

E a te ti vengono mille dubbi, se aveste i soldi andreste a vivere in due case diverse sullo stesso pianerottolo ma siete poveri come la merda. Sicché… Giustamente vai in crisi e non sai che fare se non procrastinare ad oltranza.

Voglio i vostri pareri sulle vostre convivenze.

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Single vs fidanzati

Siamo usciti io e il mio lui l’altro pomeriggio per incontrare una amica.

Davanti ad una coca zero (che limortaccimia sono sempre a dieta) abbiano parlato del più e del meno ma soprattutto della fiamma che questa ragazza stava vivendo. Una tempesta di amore e ormoni, una valanga di messaggini e dubbi, una camionata mal di pancia e gelosie, una fraccata di farfalle nello stomaco e brividi e mentre lei, in affanno nel non sapere cosa fare, nell’invidiare noi ormai coppia stabile semistagionata, raccontava le sue pene d’amore, io mi ero persa nei miei pensieri da blog. Ero fortunata ad avere la mia storia, storia per cui ho faticato, storia che sta venendo su bene ma pur sempre una storia giunta al giro di boa, dove hai la certezza dei sentimenti, dove non ti devi smazzare per farti notare, dove ormai conosci gioie e dolori e mentre lei invidiava la mia stabilità, a me mancano le farfalle nello stomaco che provava lei, quei dubbi che non ti fanno dormire, quelle nottate schifosamente romantiche passate a parlarsi. Attenzione, non cambierei mai il mio lui con tutti gli psicopatici che sono passati nella mia vita ma mi piacerebbe ci fosse un farmaco, un filtro magico che ogni tanto,per un po’ cancelli la stabilità della coppia e ci faccia fare ancora quelle cose assurde e matte che si fanno per amore!

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